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«Adesso fermate le stragi in bicicletta»
Legambiente e Fiab installano una “ghost bike” in memoria dei ciclisti morti. E chiedono più sicurezza in strada
GROSSETO. Una bicicletta tutta dipinta di bianco è stata legata al palo che sostiene il cartello dell’attraversamento della pista ciclabile davanti al bar Nord Est a Grosseto: un simbolo per testimoniare come sia assurdo morire in città in sella a due ruote, investiti dalle auto.
Ieri pomeriggio poco dopo le 16, Legambiente e Fiab hanno voluto così puntare i riflettori sulle tragedie che si sono accavallate nel giro di pochi giorni in viale della Repubblica, dopo aver dato appuntamento ad appassionati e semplici cittadini.
Dopo la morte di Vilia Simonetti nel 2011, nella medesima zona, e quelle recentissime di Mario Mari e Pietro Magagnini della scorsa settimana proprio in viale della Repubblica a poche decine di metri di distanza, e anche in ricordo di Messadia Ben Tajeb, anche lei investita (in via Senese) nel luglio del 2012, e di Maria Luisa Polidori, 79 anni, morta in bici dopo un urto con un’auto nella rotatoria di piazza Raffaello Sanzio nel 2011, l’associazione ambientalista e quella che fa capo ai cicloamatori hanno voluto alzare la voce: «Basta. È ora che le cose cambino, non è più tollerabile assistere impotenti a disgrazie così. Tutta la zona, dove c’è un’alta affluenza di persone che si spostano in bici per passeggiare o andare alla ciclabile verso Marina di Grosseto, deve essere rivista la viabilità e messa in sicurezza».
I vertici di Legambiente con Angelo Gentili e quelli di Fiab con Angelo Fedi all’unisono hanno sottolineato che il Comune di Grosseto deve intervenire subito: servono dissuasori nei tratti dove si intersecano le piste ciclabili, deve essere ridotta la velocità a 30 Km orari e serve che gli stessi ciclisti, appena salgono in auto, si ricordino di quello che può accadere ai pedoni e a chi usa le due ruote.
Il paragone con le megametropoli mondiali è stato indicato per sottolineare come la ghost bike, la bicicletta fantasma bianca, sia stata un’iniziativa promossa negli Stati Uniti, e che poi ha preso piede a Roma, a Londra e Milano, un passaparola che ha fatto il giro del globo. Purtroppo da oggi anche a Grosseto, città pianeggiante che invita a usare la bici specialmente con la bella stagione, c’è una bici bianca.
Al raduno ha partecipato un centinaio di cicloamatori; presente anche la Lega Uisp ciclismo con il suo presidente Giuseppe Malentacchi e i parenti di Pietro Magagnini, il 46enne commercialista di Castiglione della Pescaia travolto da un carro attrezzi venerdì mattina sulle strisce davanti all’ingresso di via dell’Oliveto.
Nella mattinata la moglie di Magagnini, Stefania Toninelli, aveva telefonato a Fedi esprimendogli la massima stima per l’iniziativa, un gesto interpretato come un monito a fare qualcosa di tangibile. Sulla bici bianca è stato poi posto un cartello a ricordo delle morti e sono stati letti i nomi dei decedute. Il corteo dei ciclisti poi, con bandiere e simboli, è partito alla volta di Rispescia, per una manifestazione che era già in programma per ricordare i 25 anni di Festambiente. C’è voluta però la scorta dei vigili urbani per percorrere l’Aurelia, visto che è vietato e troppo pericoloso andarci in bici. All’arrivo è seguito un dibattito coi promotori che sono poi tornati a bordo di un pullman.
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