Il Tirreno

Grosseto

il sospettato resta in carcere

«Abbiamo litigato ma certo non volevo ammazzarlo»

«Abbiamo litigato ma certo non volevo ammazzarlo»

GROSSETO. Resta in carcere perché gli elementi raccolti dai carabinieri nei suoi confronti - e soprattutto la sua ammissione di aver ingaggiato una colluttazione con la vittima - sono convergenti....

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GROSSETO. Resta in carcere perché gli elementi raccolti dai carabinieri nei suoi confronti - e soprattutto la sua ammissione di aver ingaggiato una colluttazione con la vittima - sono convergenti. Anche se il coltello non è suo. «Io mica lo volevo ammazzare. Quando sono andato via, lui era ancora vivo». Qualcuno è intervenuto successivamente?

Le sue parole, una sorta di confessione, non permettono comunque di escludere responsabilità. E il gip Marco Bilisari ha convalidato il fermo di Mirko Fiorini, interrogato ieri in via Saffi. E ha accolto la richiesta di custodia in carcere avanzata dal sostituto procuratore Giuseppe Coniglio. Un’ora e mezzo di domande e risposte nella sala interrogatori del carcere, presente il suo avvocato, Emiliano Goracci. Il quale frena però su conclusioni anticipate: perché Fiorini ha chiarito, sì, ha dato spiegazioni, ma su quanto è avvenuto nella notte tra sabato e domenica ci sarebbero «tante ombre, tanti dubbi». Il difensore aggiunge che comunque Fiorini ha detto che «la colluttazione c’è stata, ma non è chiara la dinamica». Come a dire che tra la lite e l’omicidio ce ne passerebbe. E comunque «il coltello non è suo». Fiorini avrebbe detto di aver cercato di difendersi da un’aggressione, come testimoniano le ferite a braccio e mano. Ferite che avrebbero potuto essere più gravi se non avesse avuto il casco.

Secondo gli inquirenti, invece, molte cose sarebbero chiare: a partire dalle coltellate nella schiena. Incompatibili con la semplice ipotesi di rendere inoffensivo Kuco Klevis. Coltellate (almeno dieci) da ieri mattina all’esame del medico legale dell’Università di Siena, Matteo Benvenuti, che ha ricevuto l’incarico dal pm e che consegnerà una pre-relazione nelle prossime ore, riservandosi le conclusioni definitive entro 60 giorni. Un dissanguamento che sarebbe comunque stato reso già sufficientemente chiaro dal medico legale della Asl, Rossano Santori, che aveva compiuto i primi accertamenti.

Omicidio volontario e spaccio di droga le ipotesi di reato contestate. Perché un altro fatto chiaro è che la droga è stato il motivo scatenante della lite: i due erano andati fin sotto il cavalcavia in motorino perché volevano trovare un posto tranquillo. Piccole quantità di sostanza stupefacente sono state trovate nelle tasche dei pantaloni dei due.

Pierluigi Sposato

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