Il Tirreno

Grosseto

Una zona piena d’ombre tra scheletri e immondizia

Una zona piena d’ombre tra scheletri e immondizia

Ai margini di capannoni di aziende prestigiose e di altre meno conosciute Di giorno un andirivieni di operai e automezzi, con il buio terra di nessuno

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GROSSETO

. È una zona desolata quella in cui si è consumato l’omicidio. Un luogo sperduto e lontano da sguardi indiscreti, alla periferia di Grosseto (zona nord), fuori dal mondo e che per questo dev’essere apparso particolarmente congeniale per operazioni che cercavano l’anonimato.

Via Giordania è anche la stessa via dove esattamente due mesi fa si impiccò un uomo. Era il 12 giugno. Furono sempre i carabinieri a trovare il cadavere, che in quel caso penzolava da un grande albero ma che è rimasto tuttora senza nome (vedi box sotto). La zona è un ammasso di capannoni industriali, un cumulo di magazzini e fabbricati che la notte ovviamente sono chiusi. Vi sono grandi aziende come la Gardenia, la Vemar che fa capolino all’orizzonte col suo grande casco. E tantissime imprese attaccate l’una all’altra: uno sfasciacarrozze, officine meccaniche lungo tutta la via e molto altro. Il giorno vi è un sempre gran formicolio di operai, impiegati, imprenditori; a notte fonda è il deserto. Nessuna casa è in quel punto, e anche ieri mattina, domenica, nessuna presenza umana affiorava sotto il sole, tra i vasti spiazzi e i parcheggi vuoti.

Il punto della morte - in particolare - appare di colpo in fondo a via Giordania, all’altezza dello scheletro del (nuovo) mattatoio comunale: progetto abortito, come l’asta che lo metteva in vendita. La struttura è diventata un deposito del Coseca, che lì ripara i propri cassonetti. Qui accanto, incassata tra il mattatoio (a sinistra) e un altro cantiere del Coseca (a destra), ecco la strada in questione, che a sfondo chiuso conduce dritta a uno sfasciacarrozze, ma che poco prima a un certo punto si biforca abbandonando l’asfalto per diventare sterrata. C’è un odore di liquami, fogna a cielo aperto e di rifiuti che arriva dai bidoni. Sono circa 3-400 metri di terra e verde secco: a destra c'è un fossino. È questo il percorso calcato da omicida e morto: lì sopra c’è il cavalcavia dell’Aurelia nord. Lo stradello arriva fino a un pilone di cemento desolato, che riporta un disegno osceno e scritte ingiuriose contro Siena e gli “sbirri”. Ecco qui, sulla destra, l’erba “pestata” e piegata, che porta i segni di un corpo o più corpi riversi. L’erba secca si colora di rosso scuro, di sangue. A mezzo metro, tornando sullo stradello, iniziano altre chiazze lungo lo sterrato, segno che il corpo si è trascinato oltre - per circa 100 metri - e alla fine è crollato poco prima di un altro pilone, dopo che la strada ha compiuto una curva. I carabinieri hanno messo un nastro bianco/rosso per blindare il passaggio. Alle 11 di ieri, esterrefatto, il proprietario del campo è arrivato con la sua Citroen Berlingo bianca: aveva visto trambusto ed è venuto a controllare. Si è trovato un omicidio nel suo campo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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