Il Tirreno

Grosseto

Morìa di pesci nel canale del Casone La rabbia di Bizzarri

di Francesca Gori
Morìa di pesci nel canale del Casone La rabbia di Bizzarri

Il sindaco chiama a raccolta le aziende che versano le acque «Siamo un paese turistico, non possiamo permettercelo»

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SCARLINO. Muggini, acerti, tantissime anguille. Pesci che nascono nel canale di ritorno al mare, quello che attraversa la piana di Scarlino e arriva fino alla spiaggia. Ieri mattina, ad attendere i turisti arrivati al Puntone c’erano quei pesci. Morti, però. Uccisi da qualcosa che è finito in quel canale e che domenica mattina ha consegnato alla vista di chi era sulla spiaggia e di chi invece si è affacciato su quel corso d’acqua artificiale uno spettacolo bollato come «indecoroso» anche dal sindaco Maurizio Bizzarri. È stato lui a chiamare tutti a raccolta questa mattina alle 10 in Comune a Scarlino: le tre aziende che versano le loro acque nel canale, i responsabili dell’Acquedotto del Fiora che gestisce il depuratore, il Comune di Follonica e i tecnici dell’Arpat. Perché la questione, in un comune che ha una smaccata vocazione turistica, è seria. «Non si può andare avanti così - dice il primo cittadino di Scarlino - erano anni che non succedevano cose del genere, che era stato trovato un equilibrio. Una morìa di pesci durante la prima domenica di agosto, quando la spiaggia è piena di turisti, non possiamo permettercela». C’è la tutela del turismo, da una parte, e quella dell’ambiente che in questa vicenda vanno perfettamente a braccetto.

Ieri mattina sulla spiaggia del Puntone sono arrivate decine di pesci morti. Uccisi da qualcosa che era finito in acqua. E alle otto e mezza del mattino, quando i primi turisti e i primi bagnanti si sono affacciati sulla spiaggia, visto quello che era successo probabilmente durante la notte, qualcuno ha fatto squillare il telefono del sindaco che in un attimo ha avvertito la polizia municipale e l’Arpat ed è andato a vedere con i propri occhi cosa era successo. «Abbiamo risalito il canale fino a sopra il depuratore - spiega Bizzarri - e abbiamo visto che la situazione era davvero grave. C’erano centinaia di pesci morti». A ripulire le acque dagli animali venuti a galla e asfissiati sono stati gli operai del Comune insieme a quelli delle tre fabbriche che scaricano nel canale. Che,probabilmente, hanno la responsabilità di quanto successo ieri. «Il depuratore che aveva causato problemi al fosso del Fico - spiega Bizzarri - questa volta sembra non entrarci. Abbiamo trovato parecchi pesci morti anche a monte rispetto al punto in cui le acque del depuratore confluiscono in quelle del canale». Restano le tre aziende che prendono acqua salata direttamente dal mare, la utilizzano per raffreddare gli impianti di lavorazione, la depurano e poi la ributtano nel canale che la riporta direttamente in mare. Scarlino Energia, la Dytech e la Nuova Solmine sono le tre aziende che utilizzano quel canale. «Difficile però che si tratti dell’inceneritore - dice Bizzarri - perché ha ricominciato a bruciare biomasse sabato sera e ieri mattina non aveva ancora versato le acque nel canale». I pesci, però, ieri mattina non erano sopravvissuti a qualcosa che potrebbe essere finito in quelle acque proprio sabato. Qualcosa che lì non avrebbe dovuto esserci e che ha causato l’ennesimo disastro ambientale nel canale.

I pesci che lì vivono e si riproducono, proprio grazie alla temperatura mite delle acque che provengono dagli impianti di depurazione delle fabbriche del Casone di Scarlino, sono l’indicatore principale che quegli impianti funzionino. O che ci siano problemi. Ieri è successo questo: i pesci lo hanno indicato chiaramente. Con la loro morte.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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