Il Tirreno

Grosseto

«Ecco come mai non sto ai Patti»

di Fiora Bonelli
«Ecco come mai non sto ai Patti»

Il sindaco di Castell’Azzara spiega perché non ha firmato il documento sull’organizzazione sanitaria

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CASTELL’AZZARA. Se pur con grossi mal di pancia, alla fine tutti o quasi i comuni del grossetano firmano i patti territoriali. L’Unione comuni Amiata grossetana è stata fra le prime, se non la prima, a firmare quei “famigerati” patti con l’Asl senza colpo ferire, con l’eccezione di Castell’Azzara.

Il sindaco Marzio Mambrini, infatti, non si presentò, la mattina del 24 giugno a Castel del Piano per sottoscriverli. Adesso, dopo un mese o poco più, arriva la spiegazione ufficiale, con una lettera inviata dal gruppo consiliare di maggioranza castellazzarese “Solidarietà e partecipazione”, alla giunta della SdS Amiatina e al direttore generale Asl 9 Fausto Mariotti.

«C’è un gran discutere sulla questione sanità», afferma il sindaco Mambrini. «Mi pare che ad oggi – prosegue Mambrini – gli unici sindaci a non aver firmati i patti siano Castell’Azzara e Capalbio; in molti altri comuni, vedi Manciano, grandi mal di pancia, ma la firma poi è arrivata. Io col mio gruppo non voglio fare il bastian contrario, ma per lo meno mi voglio riservare il diritto di dire che non sono d’accordo e perché».

E il perché, nero su bianco, sta in quella lettera bollente inviata ai destinatari, dove si stigmatizza un depauperamento dei servizi sul territorio a fronte di un «salvataggio del piccolo ospedale di Castel del Piano. E per Castell’Azzara si è volatilizzata pure la promessa elisuperficie.

«Il nostro gruppo consiliare di maggioranza – si legge nella lettera – esprime dissenso verso l’inadeguatezza delle risorse destinate alla sanità pubblica dai governi nazionali, colpendo le fasce deboli e i settori della società, entrate nella spirale della povertà per la crisi economica del paese, e le realtà montane, che pagano il bisogno ospedaliero, la diagnostica e prestazioni d’avanguardia con costi di pendolarità e disagi familiari altissimi. Per noi che abbiamo ribadito e ribadiamo la necessità di un Sistema Amiata Unita come soluzione per garantire il più possibile un livello alto di prestazioni a tutto tondo sul territorio, è duro accettare un depauperamento progressivo dei servizi per una popolazione che vive la marginalità della marginalità».

Il tono di Mambrini si fa quindi assai duro. «È anche per questo – spiega – che le miopie del passato, legate principalmente ad interessi di campanile, non devono essere perpetuate».

Secondo la maggioranza di Castell’Azzara il grave limite del nuovo patto sta in «una serie di positivi investimenti per il po di Castel del Piano, ma anche in una preoccupante riduzione dell’azione territoriale periferica sanitaria. Per il nostro comune in particolare – si legge nella lettera – il più distante dal po, con una popolazione anziana, con una viabilità sempre più difficile, risulta problematico calarsi nel nuovo modello organizzativo».

In questo modello, spiega il sindaco Mambrini, «salta immediatamente agli occhi il taglio dell’elisuperficie prevista nel precedente piano sanitario sul nostro comune, scelta all’epoca supportata da un avallo politico di zona e dalla stessa Asl 9, anche a seguito di una forte richiesta della nostra comunità e anche punto qualificante per intervenire sul disagio dell’emergenza inserita nel nostro programma politico di legislatura».

È per tutte queste ragioni, conclude il sindaco Mambrini, che il Comune di Castell’Azzara «non si trova nella condizione di poter condividere e sottoscrivere il Patto Territoriale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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