Il Tirreno

Grosseto

«Del pubblico ci fidiamo di più»

Ieri mattina in piazza a sfidare il caldo e aspettare l’uscita dei sindacati dal confronto con il sindaco, l'assessore e la direttrice di Iside; ieri pomeriggio di nuovo in sala consiliare a seguire...

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Ieri mattina in piazza a sfidare il caldo e aspettare l’uscita dei sindacati dal confronto con il sindaco, l'assessore e la direttrice di Iside; ieri pomeriggio di nuovo in sala consiliare a seguire i lavori della terza commissione e conoscere gli ultimi sviluppi. Genitori, educatori, collaboratori, precari: il mondo degli asili ha tante facce ma tutte dicono la stessa cosa, cioè che “i servizi educativi comunali non si toccano”.

Tra loro c’è anche l'educatrice Sabina che pur in pensione da cinque anni dopo una vita dedicata alle scuole dell'infanzia comunali ci tiene a esserci “per solidarietà alle famiglie e al personale che sta subendo tutto ciò. I servizi all’infanzia e alla persona devono rimanere pubblici perché fondamentali per il cittadino. E poi il privato non garantisce la stessa professionalità e le stesse condizioni di lavoro”.

Poi c’è Jessica con la figlioletta che frequenta il nido di via Lago di Varano (al momento con il nuovo accordo l’unico a rischio esternalizzazione, ndc.): “Ho affidato la bimba di 4 mesi a due persone che sono diventate come due seconde mamme e ora cosa succede con la cooperativa? Non si considera l’affettività dei bambini e al tempo stesso temo per il posto di lavoro delle educatrici”.

Un’educatrice in graduatoria, idonea ma non vincitrice di posto, chiede di evidenziare il problema del personale nel suo complesso: “Privatizzare un servizio danneggia tutti senza distinzioni – spiega – a cominciare dai bambini e poi i lavoratori, ma non solo quelli precari”.

E' chiaro però che con il nuovo accordo ci saranno in generale meno opportunità di supplenze e incarichi brevi. Come dire, la solita guerra tra poveri.

A fare fronte comune è dunque tutto il personale (educatori, collaboratori ai servizi educativi e cuochi) insieme alle famiglie.

“Il rischio - dice un altro genitore - è che si è investito tanto in buone strutture per poi “regalarle” ai privati”.

(s.l.)

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