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A Seggiano via la Tares dall’agricoltura
SEGGIANO. Il comune di Seggiano, il 5 luglio, ha approvato il regolamento comunale per la Tares. E nel pochissimo spazio che le disposizioni nazionali lasciano alla decisionalità dei comuni, Seggiano...
SEGGIANO. Il comune di Seggiano, il 5 luglio, ha approvato il regolamento comunale per la Tares. E nel pochissimo spazio che le disposizioni nazionali lasciano alla decisionalità dei comuni, Seggiano pare aver scelto il modo per dare una mano all’agricoltura e alla sua filiera, attività economica di punta di questo comune amiatino.
Come è noto il tributo è destinato alla copertura dei costi di gestione dei rifiuti urbani e assimilati e dei costi dei servizi comunali indivisibili che per Seggiano sono complessivamente di 240mila euro. «Dopo una lunga discussione – spiega il consigliere di maggioranza Simone Savelli – è stato stabilito di esentare dal tributo i locali di uso abitativo di categoria A, privi di utenze attive e non arredati, i locali inabitabili, le legnaie e i ricoveri per animali, come pollai, stalle e fienili. Il costo della tariffa è composto da una quota fissa (determinata dal costo del servizio di gestione e prendendo come nucleo standard 100 metri quadrati per tre utenti) e da una quota variabile dipendente dai componenti del nucleo familiare».
Le disposizioni approvate da Seggiano sono le stesse di quelle degli altri sette comuni dell’Unione Amiata grossetana, ma Seggiano ha anche scelto, come la legge consente, di apportare delle riduzioni. Le quali interessano i seguenti casi: riduzione del 70 per cento per gli insediamenti agricoli che distano dai cassonetti più di 500 metri. Per i soggetti che producono residui avviati al riutilizzo riduzione del 30%, e ancora riduzione del 5% per abitazioni stagionali; riduzione del 10% per chi fa compostaggio domestico (valido per chi aveva aderito al compostaggio domestico Tarsu).
Nuove regole anche per la riscossione: il pagamento importi sarà effettuato in quattro rate bimestrali. Il contribuente non è tenuto a pagare se l’importo è sotto i 12 euro. «Nel tariffario previsto dalla legge Seggiano ha applicato la tariffa minima», spiega Savelli.
Al di là degli sforzi dei comuni, resta il fatto che vi sono comunque per legge, anche restando ai minimi, dei costi esagerati, i cui casi più eclatanti sono ristoranti, trattorie, osterie e pizzerie che vanno a spendere per la Tares da cinque a nove volte quanto spendevano in precedenza; bar, caffetterie e pasticcerie fra quattro e sette volte. Ma spiccano fra tutti gli ortofrutta, le pescherie, le piante e i fiori la cui tabella va dal minimo del 6,58 al 10,89. E sarà un’altra occasione per chiudere alcuni dei pochi negozi rimasti in Amiata. Alla faccia della ripresa di cui in molti si sciacquano la bocca. (f.b.)
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