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Un’altra famiglia si ritira dalla parte civile
Gli eredi di Jean Pierre Micheaud hanno raggiunto un accordo con la compagnia di navigazione
GROSSETO. Dopo Elio Vincenti (per la moglie Maria Grazia Tricarichi), un’altra famiglia costituitasi parte civile si ritira dal processo. È quella di Jean Pierre Micheaud, francese di 61 anni, il cui cadavere era stato recuperato dall’equipaggio dell’imbarcazione della sezione navale di Civitavecchia della guardia di finanza.
La rinuncia è stata annunciata ieri in aula dall’avvocato Roberto Alboni di Arezzo, che tutela i nipoti minorenni e la nuora di uno dei 32 passeggeri morti nel naufragio del 13 gennaio. Evidentemente, la famiglia ha raggiunto un accordo con la compagnia di navigazione in questi giorni, dopo aver ottenuto l’ammissione come parte civile all’udienza preliminare.
Micheaud, pensionato (lavorava nelle assicurazioni), residente a La Rochelle (dove c’è la casa dei suoi genitori), nella regione della Charente-Maritime, era in vacanza con la moglie Beatrice Wartel, rimasta illesa. Entrambi erano saliti a bordo in Francia, l’8 gennaio 2012. Erano alla loro prima crociera e facevano parte di un consistente gruppo di turisti transalpini che avevano scelto l’ammiraglia della Costa. Secondo l’imputazione, Micheaud non aveva trovato posto sulle scialuppe e si era gettato in mare, o comunque vi era caduto; non aveva il giubbotto e il suo corpo senza vita era stato ritrovato nei pressi di punta Gabbianara. Era stato individuato dall’equipaggio del battello operativo che era stato calato in acqua dall’unità di Civitavecchia giunta in zona dopo il mguardacoste G.104 Apruzzi di stanza a Porto Santo Stefano. Era l’1,50 del 14 gennaio. Secondo la relazione di servizio, la salma galleggiava in posizione supina, nel tratto di mare compreso tra la nave e la terraferma, all’altezza del fumaiolo della Concordia. Il corpo era stato issato a bordo della G.200 e quindi sottoposto ad autopsia da parte del professor Mario Gabbrielli e del dottor Matteo Benvenuti, incaricati dalla Procura della repubblica. «Asfissia da annegamento» il responso dei medici legali; la morte di Jean Pierre Micheaud era avvenuta «in maniera repentina»; nessun altro segno di lesività tale da causare la morte era stato riscontrato sul cadavere.
Il nome di Michaud compare ogni volta che nel capo di imputazione la Procura fa riferimento ai passeggeri deceduti nel naufragio, per contestare il reato di omicidio colposo.
(p.s.)
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