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Danneggiati anche i parchimetri
Ko alcune macchinette di Grosseto parcheggi. «I nostri clienti sono infastiditi»
GROSSETO. Sul fronte opposto dell’edicola di via Gramsci, di fronte a porta Corsica, c’è il “gabbiotto” di Grosseto parcheggi, i cui addetti rilasciano biglietti e abbonamenti per l’accesso alla ztl. Un altro punto di vista eccellente, a 360 gradi, sullo spaccato di umanità in transito lì di fronte; c’è chi sporca e infastidisce i passanti, chi urla e vuole soldi. Gli impiegati confermano le parole dell’edicolante. «In effetti è vero: qui davanti circola di tutto; anche se - chiariscono - ci sembra che il gruppo originario, quello “stanziale” di una volta, sia un po’ cambiato». Via i soliti visi, tristemente noti nell’ambiente della microcriminalità, ecco facce diverse, che via via si assemblano, si separano e ricompongono, in un continuo e alterno fluire. «Si tirano la roba, a volte c’è da avere paura», dice una impiegata di Grosseto parcheggi. «Li ho visti tirarsi bottiglie in testa, e fare a cazzotti». Piccole, grandi risse, a volte sfociate in segnalazioni alle forze dell’ordine. «Non accade sempre; a volte la situazione è tranquilla - puntualizza un collega - L’impressione è che chi frequenta oggi via Gramsci sia meno concitato e facinoroso di qualche mese fa, ma certo, la situazione non è quasi mai tranquilla». Ecco la zingara che va alla cassa automatica e «chiede soldi ai clienti, qualcuno si inalbera, i grossetani si irritano». Ecco gente che non si nasconde neppure a fare i bisogni. «Giorni fa - dice l’operatore di Grosseto parcheggi - sono uscito di qui e ho trovato uno di questi signori che faceva la pipì, proprio qui nel parco». Sono persone che si aggregano saltuariamente, senza una precisa identità di gruppo; senza particolari legami e perciò ancora più imprevedibili. Circa 15 giorni fa qualcuno se l’è presa con i parchimetri: «li ha rotti, per vedere se raccattava soldi. Idem alle cabine telefoniche: ho visto gente, qui intorno, che “smanettava” per riuscire a tira fuori soldi. E i clienti vengono da noi e si lamentano: «Ma non potete fare niente?». (el. gi)
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