Wwf: «L’acqua del Merse al cantiere della Senese»
L’associazione segnala sbancamenti e posa di tubi per attingere dal fiume «È riserva protetta, vogliono succhiare 1 milione di litri al giorno: inaccettabile»
GROSSETO. Un milione di litri d’acqua al giorno, goccia più goccia meno, risucchiato dal fiume Merse in un’area naturale protetta e sbancamenti delle sponde, sempre in area protetta, per alimentare il cantiere della Senese che porterà al raddoppio della strada.
La denuncia arriva dal Wwf ed è frutto di uno dei sopralluoghi effettuati dalle guardie ambientali del Wwf e Mosca Club nell’ambito della campagna “Liberafiumi in terre di Siena”. L’associazione ambientalista parla di «soluzione inaccettabile... in un quadro dubbio di autorizzazioni» e vuole vederci chiaro.
«Il cantiere si sviluppa in gran parte in provincia di Grosseto – spiega Tommaso Addabbo, presidente Wwf Siena e Stl provinciale – mentre il punto di captazione è in provincia di Siena al confine con Grosseto, qualche chilometro prima del ponte del Petriolo. In quella zona ci sono non una ma tre aree protette: il Sic basso Merse, una riserva regionale e una riserva statale. Stiamo cercando di capire come sia possibile ottenere le autorizzazioni a captare una quantità d’acqua così importante per un cantiere stradale che durerà minimo due anni, in un fiume come il Merse». Il Wwf lo definisce «uno dei fiumi d’Italia a maggiore naturalità, già eccessivamente sfruttato per l’irrigazione di colture ben poco sostenibili per il territorio senese», come riso e granturco.
Il Wwf, in una nota diffusa ieri, spiega che «le soluzioni tecniche percorribili per portare acqua a un’opera strategica di interesse nazionale sono diverse, incluso l’eventuale accordo con l’acquedotto e la realizzazione di mini invasi di accumulo in aree accessorie idonee». Soluzioni che, a quanto pare, non saranno usate per il cantiere stradale. «Si è preferito stendere quasi 40 chilometri di tubazioni a partire da un unico punto di captazione nella riserva naturale regionale Basso Merse», spiega il Wwf. «Per la realizzazione dei punti di prelievo – prosegue l’associazione – sono state messe in atto modifiche dell’alveo e opere di movimento terra dentro la confinante riserva naturale statale di Tocchi, un’area che comprende al suo interno zone in cui è previsto solo accesso autorizzato. Stiamo parlando di un territorio ad altissima valenza naturalistica, famoso in Italia e riconosciuto in Europa come sito di importanza comunitaria per la conservazione di habitat che ospitano rare specie animali e vegetali».
Quanto all’acqua destinata a essere prelevata per i lavori, il Wwf parla di una quantità «spaventosa», forse fino a circa un milione di litri d’acqua al giorno. «Un flusso – spiega il Wwf – capace di riempire in due giorni una piscina di taglia olimpionica».
Sarà sostenibile un tale prelievo d’acqua? L’impatto ambientale è stato scrupolosamente valutato? E, dopo vent’anni di revisioni e adeguamenti progettuali, questo è il miglior risultato possibile? A queste domande il Wwf chiede una risposta.
Ieri, purtroppo, non è stato possibile contattare l’Anas per avere delucidazioni sulla questione. «Quando sono in ballo opere così importanti spesso le decisioni vengono prese a livello ministeriale senza avvisare i territori – spiega Addabbo – e così ci si ritrova a cose ormai fatte». Il Wwf promette però di seguire con attenzione la vicenda e segnalare eventuali illeciti.
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