Imprenditore muore sulla bici travolto da un’auto
Stava viaggiando sulla strada delle Collacchie al Puntone. A Firenze aveva un’azienda di tessuti per arredamento
SCARLINO. «Il mondo è pieno di inganni ed io non posso permettermi di ingannare nessuno senza perdere soprattutto il mio gigliato onore a cui tengo quanto alla mia stessa vita». Parola di fiorentino, di quelli che il giglio lo hanno impresso nell’anima, tanto da portarselo dietro fino all’ultimo respiro. Fino a quando un’auto non lo ha centrato mentre era in sella alla sua bicicletta sulla strada delle Collacchie. È stato un attimo. Un urto, la caduta dalla bici, uno schianto per terra, a mezzanotte e venti di venerdì. Duccio Fanfani, 49 anni, fiorentino lo era nell’anima, ma la sua vita da tempo si divideva tra il capoluogo toscano e la Maremma. Al Puntone di Scarlino aveva una barca ormeggiata, buen retiro dalla vita da manager e imprenditore che svolgeva a Firenze.
Venerdì sera, da Scarlino era andato in bicicletta probabilmente a Follonica. Verso mezzanotte era salito di nuovo in sella alla sua bicicletta e stava tornando verso il Puntone. Ha scelto di pedalare sulla via delle Collacchie. Lì accanto corre anche la pista ciclabile, che forse gli avrebbe potuto salvare la vita. Ma è buia, la sera. E probabilmente Fanfani ha pensato che la strada sarebbe stata più sicura. Invece, la strada lo ha ucciso. Mentre l’imprenditore stava pedalando in direzione del Puntone è arrivata una Bmw. Anche il medico bergamasco che era al volante dell’auto stava viaggiando su quella strada, proprio come Fanfani. Il medico stava andando a Punta Ala. Non si sarebbero mai incontrati, probabilmente. Invece, il caso di trovarsi sulla stessa strada ha cambiato la vita di entrambi. Fanfani è caduto a terra ed è morto sul colpo. Il medico si è accorto subito di cosa era successo. Si è fermato all’istante, dopo aver sentito quell’urto, con la speranza che quella botta non fosse stata così violenta da uccidere il ciclista. È stato lui, medico, a prestare il primo soccorso, ma anche ad accorgersi, probabilmente, che per Fanfani non c’era più nulla da fare.
Il medico bergamasco, che ha 57 anni e viaggiava a bordo di una Bmw X5, ha chiamato immediatamente il 118 e al Puntone è arrivata anche una pattuglia dei carabinieri di Scarlino che stanno procedendo con i rilievi dell’incidente per ricostruire la dinamica dello schianto mortale.
La salma di Fanfani è stata invece portata all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto dove è tutt’ora a disposizione della magistratura. Il pm Laura d’Amelio potrebbe richiedere l’autopsia per chiarire le cause della morte.
Il medico bergamasco è stato subito sottoposto all’alcoltest: è risultato negativo. Il buio e la sfortuna sono i due elementi che hanno accompagnato il viaggio di Fanfani sulla strada delle Collacchie. L’uomo, sposato con due bimbi piccoli, Duccio Fanfani era il patron della Passamaneria Toscana, azienda di tessuti per arredamento e interior design che si trova in centro a Firenze. Eclettico e originale. I suoi amici lo ricordano così. Ieri mattina, la notizia della morte di Fanfani in un attimo ha fatto il giro della Toscana ed è arrivata dritta come un fulmine a Firenze, mischiata alle nuvole e alla pioggia di una giornata d’autunno.
Appassionato di musica e lupo di mare. La Maremma era diventata la sua seconda casa. Un posto dove ritirarsi, sulla sua barca, e dove coltivare altre amicizie in vista di una stagione estiva che ancora stenta ad arrivare. Venerdì sera non pioveva, e l’idea di andare e tornare in bici su quella strada non era sembrata sbagliata. Poi quei fari che si avvicinavano e quel tonfo sordo, prima del silenzio della morte.
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