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Gli allevatori sui lupi «Medwolf non basta i danni sono enormi»
Stimata in milioni di euro la perdita per aziende e indotto Manini: «Prima hanno contestato i cani, ora ce li danno»
GROSSETO. Dopo la presentazione in provincia del progetto Medwolf che prevede, per contrastare gli attacchi ai lupi, agli ibridi e ai cani inselvatichiti, recinzioni apposite e cani da guardania, di fronte al quasi unanime consenso e soddisfazione istituzionale per un progetto che costa alla comunità 2,3 milioni di euro in 5 anni, sono molti gli allevatori ad avere il dente avvelenato e a non ritenere sufficiente queste linee di intervento. Anche i numeri non tornano agli allevatori. Perché se è vero che l’investimento in un progetto in cui si ha poca fiducia è altissimo, lo sono ancora di più le cifre del patrimonio che si rischia di perdere se non ci si mette una toppa in tempi brevissimi. Dice qualche numero Virgilio Manini di Saturnia, uno degli allevatori più in vista a livello provinciale, che alcuni giorni fa, a Roccalbegna, ha messo insieme, per un meeting spontaneo, più di 100 allevatori, in rappresentanza di 30.000 capi di bestiame. Ecco il quadro tratteggiato dal pastore: «Dall’incontro che c’è stato a Roccalbegna il 16 maggio, è scaturito che gli allevatori presenti possedevano circa 30.000 mila capi. Se si considera tutto il territorio interessato al problema animali predatori il numero sale come minimo a 60.000/70 mila, ma consideriamo solo i dati degli allevatori presenti quella sera: se si valuta che di 30000, possono essere circa 9000 i capi con attitudine carne, questi potrebbero percepire un contributo massivo di €65 a capo, quindi 585.000 di contributo comunitario su varie leggi. I 9000 capi corrispondono ad una produzione di circa 12.000 agnelli con un ricavo di circa 1.500.000. Va considerato che i restanti 21000 con attitudine latte producono nell’ordine: agnelli da carne pari a un valore stimato di euro 1.200.000,00 e un ricavo in latte di 2.800.000. Se si somma il tutto si potrebbe avere una perdita identificata nell’ordine di 6/7 milioni di euro. Questo – afferma Manini – è solo il ricavo del prodotto primario, perchè va considerata la trasformazione e il valore aggiunto che ne deriva, con tutto l’indotto che ne consegue, per valutare il quale bisognerebbe moltiplicare 6-7 milioni per 3».
«Se si parla di soldi, dunque, – sbotta Manini –, questo è il quadro, che rappresenta solo una piccola percentuale di patrimonio ovino di tutta la provincia. Ci si rende conto, sì o no, che perdere questa ricchezza significa rottamare un intero vastissimo comprensorio?» Manini, poi, contesta sia il numero dei lupi fornito dal professor Luigi Boitani sia l’idea, contenuta nel progetto, di spendere soldi per cani da guardania: «Il numero dei lupi, 600-800 per Boitani, è un numero basso rispetto alla realtà, perché nella dorsale appeninica, secondo quanto ci hanno riferito all’ufficio veterinario, ce ne sono come minimo 1500 esemplari. Non mi paiono in via di estinzione». E poi Manini aggiunge: «Ho sentito che ci sarà un contributo per i cani da guardania. Qui, signori, bisogna mettersi d’accordo, perché prima danno la colpa ai pastori perché tenendo i cani hanno favorito il fenomeno dell’ibridismo e poi adesso ci danno addirittura i soldi per impiantarli attorno ai nostri greggi. Insomma mi pare che per adesso ci sia voglia relativa di risolvere. Sentiremo, lunedì prossimo, alle 21, l’onorevole Monica Faenzi a Roccalbegna che con l’onorevole Sani sta predisponendo una proposta di legge per rendere possibili interventi sui predatori, cosa ci dirà di nuovo. Saremo tutti lì ad ascoltare e a fare presenti le nostre necessità».
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