Il presidio
La rabbia dei fornitori non pagati
Casse a secco del Comune, l’edicolante si sfoga: «Perché l’ente appalta i servizi senza essere in grado di liquidare?»
GROSSETO. Casse a secco del Comune di Grosseto: esplode la rabbia tra i fornitori non pagati. L’ente - impossibilitato a liquidare parte dei debiti coi fornitori (giornali, caffè, buoni pasto consumati nel 2013) - ha spiegato giorni fa, tramite l’assessore Paolo Borghi, di aver esaurito il plafond di risorse (6 milioni e mezzo di euro) per aver saldato i debiti del 2012, e di aspettare il prossimo introito dei tributi. Tra i mugugni che corrono in città, è amareggiato soprattutto l’edicolante di piazza Rosselli, Gianluca Galgani, che si rivolge a Borghi sollevando una serie di punti.
Caro assessore. «Caro assessore - attacca Galgani - nel leggere le sue precisazioni rimango profondamente indignato (come rivenditore di giornali) nonché sconcertato (come cittadino). Lo sconcerto di cittadino deriva dal fatto che si voglia far passare come “normalità” quello che è ormai il malcostume italiano di saldare in (forte) ritardo servizi o materiali ricevuti; il fatto di aver speso 6 milioni e mezzo di euro a gennaio 2013, fieramente rivendicato per debiti relativi al 2012, non deve essere “spacciato” per un atto di magnanimità solo perché altri enti hanno ritardi ben superiori. L’unico concetto su cui concordiamo è quello che non potevate “affamare” gli imprenditori che attendevano il saldo delle fatture del 2012, ma questo non può e non deve essere un vanto in quanto è niente più che un atto doveroso da parte della sua amministrazione. Se vogliamo essere precisi, è un atto doveroso che sarebbe dovuto avvenire, nel rispetto dei tempi, già mesi prima. Tuttavia non accetto che si cerchi di svicolare dal problema principale giocando sulla contrapposizione tra la parte di imprenditori soddisfatti e gli altri oggi scontenti per il medesimo motivo». Borghi sollecitava di non fermarsi a guardare l’orticello? Ora, dice lui, «dato che non ci si deve fermare a vedere “il proprio orticello” chiedo se un funzionario che ricopre una carica pubblica importante (anzi, due), non farebbe meglio a riflettere sul quesito primario senza divagare».
L’ente compra senza soldi? Il quesito, ovvero il punto centrale per un’amministrazione pubblica in difficoltà finanziarie, sta diventando questo. Se è vero che un Comune è sempre più in difficoltà per il crollo dei finanziamenti e i vincoli del patto di stabilità, «perché - chiede l’edicolante che non riesce a riscuotere due fatture - si appaltano servizi senza essere in grado di pagare nei termini stabiliti? Perché non essere trasparenti e corretti fin da subito chiarendo le reali tempistiche anziché garantire (verbalmente) termini poi rivelati quasi sempre fittizi? Che colpa hanno i fornitori? Perché trincerarsi (ora) dietro la mancanza di liquidità e non prevedere (prima) un taglio alle spese?»
I soldi per voi ci sono. «Ultimamente - prosegue Galgani - stiamo assistendo a lavoratori di grandi aziende che non riscuotono stipendi da mesi, ma non mi risulta che lo stesso avvenga per il suo ente: non riesco a capire perché esista la liquidità per i vostri stipendi ma non quella per chi da tempo ha eseguito un servizio a regola d’arte da voi richiesto e anticipato di tasca». Perché l’ente non risparmia su se stesso, così paga gli esterni?
Sono indignato «E qui veniamo all’indignazione del rivenditore di giornali. A colui che si alza alle 5 del mattino per aprire fino alle 19,30. A colui che per far fede al contratto si è dovuto organizzare (anche economicamente) per recapitare nei tempi richiesti i quotidiani pattuiti (compresi quelli a lei indirizzati, almeno fino a qualche mese fa, e pagati con i soldi pubblici, ma non metto in dubbio che siano necessari per la funzione che ricopre). Proprio lei mi viene a moralizzare che non si deve guardare il proprio orticello? È vedere il proprio orticello il rivendicare ciò che mi spetta per gestire l’attività? Le nostre attività devono pagare oggi le merci che acquistiamo per venderle (forse) domani, a differenza di chi invece oggi acquista per pagare un domani non ben precisato e ha anche la presunzione di moralizzare. Perché allora dovremmo, noi cittadini, pagare al suo ente le tasse (non fosse altro che per riavere ciò che ci spetta di diritto e che avremmo dovuto già avere)?»
Le aziende chiudono «Come pubblico funzionario non può mica guardare solo al suo orticello da innaffiare con le nostre risorse, dovrebbe anche vedere che le attività chiudono e i cittadini arrivano a fine mese con gli spiccioli. Io, a differenza sua, credo che ognuno di noi debba preoccuparsi del proprio (di orticello) e farlo sopravvivere in un momento di grande difficoltà economica come questo, nel rispetto degli altri e degli accordi presi. Se mai si trovasse a passare davanti alla mia attività, le offro volentieri un caffè in cui affogare una battuta dal pollice verde decisamente infelice».
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