Schettino chiede una nuova perizia sulla Concordia: «Lacune nell’inchiesta»
La Procura ha già dato parere contrario ma il giudice si è riservato la decisione aggiornando l’udienza a mercoledì. Cinque membri del cda di Costa e Carnival indagati dopo una denuncia
Il comandante Francesco Schettino vuole che si faccia una nuova indagine, anche sotto forma di nuovo incidente probatorio, sulla tragedia della Costa Concordia. Anche se la Procura ha detto no («richiesta tardiva, l’indagine è più che esaustiva») e le parti civili si dicono contrarie (ma non il Codacons, che anzi minaccia di chiedere il trasferimento del caso se non saranno accolte le proprie richieste probatorie) il giudice ha rinviato la decisione a mercoledì, aggiornando l’udienza ancora al teatro Moderno. I difensori del comandante chiedono che venga fatta luce su una serie di lacune, dal generatore di emergenza alle porte stagne. Lo scopo è di dimostrare che non tutte le colpe sono di Schettino e che la nave presentava dei problemi cui il comandante non poteva porre rimedio. A fine udienza, Schettino ha rivendicato le proprie capacità di navigazione: «Anni di esperienza di navigazione sicuramente hanno determinato l'evacuazione di oltre 4.000 persone. Quindi non è stata la mano del buon Dio. O si dice che è stato un miracolo, o che sono state determinanti le mie scelte». Il difensore Pepe crede nella nuova perizia e anche nella necessità di affrontare un dibattimento pubblico, per coinvolgere anche i mass media. Intanto la richiesta di approfondire la posizione di Costa e Carnival, presentata dall’associazione Costa Concordia, ha portato all’apertura di un fascicolo che vede cinque indagati, cioè i componenti del cda in carica quel 13 gennaio 2012.
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