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Bollette agli affittuari e ritocchi ai canoni Al via la rivoluzione
Il Comune avvia la revisione delle locazioni dei suoi immobili E impone alle associazioni di pagarsi le utenze finora gratis
GROSSETO. Rivedere i canoni d’affitto degli immobili dati in locazione, ricontrattare le condizioni per quelli dati in comodato gratuito, sistemare le situazioni di morosità. È tempo, per il Comune di Grosseto, di riorganizzare il suo patrimonio immobiliare, per risparmiare qualche soldo – e si parla di decine di migliaia di euro all’anno – e garantire pari opportunità per tutti gli occupanti.
Tutto da rivedere. L’ente ha dato il via a una revisione generale che porterà diversi cambiamenti, innanzitutto alle 17 attività commerciali (negozianti, parrucchieri, un orafo, ristoratori) che hanno in affitto stanze e fondi dal Comune. Molti sono sotto le mura (quelli che ospitano i ristoranti Pappagone, Locanda dei Medici, Buca di San Lorenzo, Il Canto del Gallo), alcuni nelle frazioni (Alberese e Poggio Cavallo).
Meno di 50mila euro l’anno. Non si può dire che l’ente si faccia ricco con questi soldi che sono appena 48.111,24 euro all’anno. Un po’ perché i contratti risalgono anche a vent’anni fa, un po’ perché in alcuni casi si tratta di bugigattoli piccolissimi adibiti a ripostigli. Come quello usato dalla Unione ciclistica per ripone le bici nel bagno pubblico in piazza Barsanti (21,95 euro al mese) o lo scannafosso adiacente alla tabaccheria a Porta Vecchia il cui locatario paga 57,29 euro al mese.
Rialzi in arrivo. «Si tratta di sgabuzzini ciechi accessibili solo dai negozi e l’alternativa sarebbe chiuderli», spiega il sindaco Emilio Bonifazi. Non per questo si possono svendere e perciò anche su questi locali, allo scadere dei contratti, il Comune rivedrà i canoni. «Lo dice la legge, altrimenti sarebbe un danno erariale», spiega Nazario Festeggiato, dirigente del servizio Patrimonio. Il primo a vedere gli aumenti sarà il ristorante La Locanda dei Medici, che oggi paga 990 euro al mese. «Il ristorante ha il contratto che scade a novembre – spiega Festeggiato – dunque sarà fatta una perizia che terrà conto anche degli standard di mercato». Via via, gli altri. Impossibile quantificare quanto ci guadagnerà in più il Comune, comunque non è solo sull’aumento degli affitti che l’ente vuole far leva.
I centri anziani. «La seconda azione – spiega Bonifazi – riguarda i canoni passivi che vogliamo ottimizzare». Nel novero rientrano i locali usati dai centri anziani (Barbanella, via de’ Barberi, Marina di Grosseto, Braccagni, Montepescali, Roselle, Gorarella, pace, Rispescia, Ombrone e l’Auser di viale De Nicola) e dalle associazioni. «I centri anziani – spiega il sindaco – non pagano affitti, ma solo le utenze. Dopo il passaggio dalle circoscrizioni al Comune, con una task force dedicata allo scopo stiamo verificando a chi sono intestati i contatori perché c’è un po’ di confusione».
Associazioni, le utenze a voi. La novità più grande la sentiranno, però, le associazioni cittadine (oltre 300) che hanno la loro sede in fondi del Comune (ad esempio l’Avis in via Varese). «Al momento – spiega il sindaco – neppure loro pagano alcunché ma dovremo mettere almeno le utenze a loro carico. E, visto che ogni giorno nuove associazioni ci chiedono spazi per operare, faremo una riorganizzazione complessiva salvaguardando le esperienze migliori, quelle di chi da anni svolge importanti attività sociali e ricreative per i territori di riferimento. E, delle nuove, accetteremo quelle con finalità sociali corrispondenti a quelle del Comune».
Tre tipi di affitto. Le sedi sono state catalogate in tre tipi: per uso occasionale, con affitto di 60 euro al giorno; per uso ricorrente (se una sede è usata da più associazioni per, ad esempio, corsi in giorni diversi, il Comune stabilisce un calendario d’uso tra associazioni diverse) e definitivo (con canoni ancora da stabilire).
Recuperare le morosità. Infine c’è il capitolo del recupero delle morosità. C’è un contenzioso in corso con il ristorante Buca di San Lorenzo che dal 2005 non paga l’affitto e deve al Comune 100mila euro. I titolari si difendono dicendo che hanno fatto lavori strutturali che spettavano al Comune; l’ente ribatte che quei lavori non li ha mai autorizzati e che, comunque, mancano le ricevute dei pagamenti. Ma anche il Circolo Boschi a Barbanella è in arretrato di 30mila euro.
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