Il presidio
«Il lupo ha attaccato davanti ai miei occhi»
SCANSANO. Dopo l’aggressione subita domenica, a distanza appena di 4 giorni dalla precedente e a poco più di un mese da uno scempio che gli decimò 6-7 capi di un gregge di oltre 700 capi, ieri...
SCANSANO. Dopo l’aggressione subita domenica, a distanza appena di 4 giorni dalla precedente e a poco più di un mese da uno scempio che gli decimò 6-7 capi di un gregge di oltre 700 capi, ieri mattina il predatore è tornato a colpire a Baccinello (Scansano) al podere Fortello di Massimiliano Ottaviani.
Questa volta, è toccato al padre di Massimiliano, Antonio, ormai in pensione ma che, per sorvegliare a puntino il gregge, presta un po’ di tempo ad accompagnare gli animali al pascolo, quel predatore l’ha visto in faccia. Ed aveva appena sgozzato una pecora.
«In tutta la mia vita – racconta – non mi ero mai trovato a queste situazioni. Alle 8.30-9 di stamani (ieri per chi legge, ndc) , ho aperto l’ovile dove le pecore passano la notte e le ho messe in strada per portarle al pascolo. Io, dietro a loro, a chiudere la fila, con la macchina. Ero quasi arrivato in fondo alla discesa e la testa della fila di pecore era già avanti, quando tutto il gregge è tornato indietro, addosso alla mia automobile e come impazzito e sbrancato, si è diretto di corsa verso l’ovile. Mi sono immaginato subito qualche danno. Sono sceso col cuore in gola, mentre le pecore tornavano alla stalla. E sono corso giù, per vedere cosa stava succedendo e l’ho visto. Un animale, ibrido o lupo, non so, che scappava verso la macchia. Penso fosse un lupo meticcio, col manto rossastro e le orecchie piccole e aguzze. Mi ha visto ed è fuggito verso un’altra macchia. Ho girato attorno, ed ho intercettato subito la pecora sgozzata, azzannata alla gola e ancora in vita. Respirava a fatica. Se si salverà, cosa che ancora non sappiamo, sarà perché sono intervenuto subito».
Dunque, adesso, è certo. I predatori, ormai di casa in questi pascoli, sanno che a un certo punto della giornata le pecore usciranno. Si appostano dietro i cespugli e non appena l’uomo si allontana, escono allo scoperto e sbrancano il gregge facendo razzia.
«Noi – spiega Massimiliano Ottaviani, il figlio di Antonio – siamo pastori da tre generazioni e mai la situazione era stata così. Se in passato poteva capitare qualche sporadico attacco, sapevamo che era in conto. Ma adesso non sono più casi sporadici. Gli attacchi sono diventati la norma e noi non vogliamo assolutamente conviverci. I predatori si mettono alla posta a 300-400 metri dal capannone e ci spiano. Ci stanno distruggendo il patrimonio e ci costringeranno a chiudere bottega, come hanno già fatto in pochissimi mesi, sei o sette aziende dei dintorni. Non ci possiamo difendere in alcun modo. Basti pensare che chi uccidesse un lupo viene multato con 60.000 euro e la denuncia penale».
«Noi – conclude Ottaviani – gli uomini che avevamo preso per tagliare il fieno, li abbiamo messi a guardare le pecore. E non basta. Siamo sorvegliati speciali. Sia dei lupi che dalle leggi le quali, secondo il punto di vista di noi pastori, ci tartassano, alla pari dei predatori». (f.b.)
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