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E Capalbio riscuote l’Ici al posto di Capaccio
CAPALBIO. Un errore di digitazione, un codice informatico sbagliato: una cifra al posto di un’altra e un Comune toscano viene scambiato per un “collega” campano, tra l’altro quasi omonimo,...
CAPALBIO. Un errore di digitazione, un codice informatico sbagliato: una cifra al posto di un’altra e un Comune toscano viene scambiato per un “collega” campano, tra l’altro quasi omonimo, riscuotendo l’Ici al posto suo. Capalbio invece di Capaccio. È solo una delle tante “bizze” dei codici e codicilli moderni, che seminano pasticci agli uffici tributi dei vari enti municipali, costringendo a rimborsi più o meno onerosi. La storia è questa.
Nel 2010 un cittadino di Capaccio (Salerno) deve pagare l’Ici e va dal commercialista. Nei moduli dell’F24 viene inserito un codice sbagliato, e il Comune di Capaccio diventa quello di Capalbio (coincidenza vuole che i nomi dei due enti combacino quasi tra loro, a parte due consonanti diverse, ma è un caso). A ruota, pure i soldi dell’Ici - 622 euro più altri 18 - vanno a finire nelle casse del borgo capalbiese. Passa del tempo e arriviamo a oggi, quando il cittadino campano, quasi certamente a seguito di un accertamento dell’ufficio tributi del suo Comune, si trova a essere “moroso” pur avendo correttamente ottemperato al suo obbligo tributario. Fa le sue verifiche e scopre che i suoi soldi sono finiti lontano: in Maremma, così fa richiesta (e siamo ai primi di aprile del 2013) al Comune di Capalbio, perché la somma torni a casa. Si mettono in moto gli uffici della piccola Atene, e in effetti certificano di aver incassato indebitamente il tutto. «Il contribuente in questione - recita una determina del settore finanziario - non è né proprietario né titolare di altro diritto reale di godimento su immobili siti nel Comune di Capalbio, ma i soldi risultano effettivamente versati a titolo di Ici…». Capalbio procede subito al “riversamento al Comune di Capaccio delle somme…”. E ci deve rimettere pure le spese di bonifico, ammortizzate dal fatto che «abbiamo una convenzione per abbattere le spese», come spiega il ragionier Sergio Rosso dell’ufficio tributi. Non una gran cifra, ma ci sono anche altri costi: quelli del personale che vi ha dovuto lavorare extra, quelli del tempo usato per far lavorare gli uffici e predisporre gli atti. In un anno al comune di Capalbio capitano 3 o 4 casi del genere. Micro pasticci informatici.
Elisabetta Giorgi
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