Il Tirreno

Grosseto

Nove lettere di preavviso Scattano i licenziamenti

di Sara Landi
Nove lettere di preavviso Scattano i licenziamenti

Sono partite ieri mattina le missive per il personale in cassa integrazione Il dramma di Ecolab, laboratorio gioiello da 2 milioni abbandonato da luglio

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GROSSETO. Una telefonata informale («un gesto di garbo») dagli uffici amministrativi del Polo per avvisare che ieri mattina sono partite le lettere col preavviso di licenziamento. Nella vertenza dei dipendenti del Polo universitario grossetano è arrivata per una decina di loro la doccia fredda dopo mesi di attese, speranze e febbrili trattative sindacali.

A raccontarlo è Enrica Franchi, biologa e ricercatrice dell’Ecolab di Orbetello. In questa struttura d’eccellenza per le ricerche sull’ecologia lagunare, sulla pesca e sull’acquacoltura la dottoressa Franchi ha lavorato dalla sua nascita nel 2007 fino al 1º luglio scorso quando per lei, per altri tre ricercatori e per il tecnico di laboratorio è scattata la cassa integrazione a zero ore. Stessa sorte per i dipendenti della sede distaccata di Follonica. Ieri l’epilogo: se nei prossimi mesi la Cig non sarà rifinanziata, per nove dipendenti scatterà il licenziamento.

«Il nodo è sempre stato quello degli 11 esuberi – spiega Laura Lambardi della Cgil – ma nel frattempo una persona ha maturato i requisiti per la pensione e quindi un altro posto in esubero viene di fatto riassorbito». Enrica Franchi è una delle destinatarie del preavviso di licenziamento. Nelle sue parole si percepisce tanta amarezza ma non sorpresa. «Purtroppo – dice – questa è la cronaca di una morte annunciata». Quella dell’Ecolab appunto, struttura scientifica all’avanguardia chiusa da mesi, con all’interno un tesoro di attrezzature e strumentazioni scientifiche del valore di 2 milioni di euro. Lo spettro della disoccupazione va a braccetto con il destino di questo laboratorio in cui professionisti appassionati hanno investito anni di studio e competenze. «Fa male pensare che lì dentro – dice Enrica – ci sono ben 2 milioni di euro di soldi pubblici in attrezzature prive di manutenzione e destinate a diventare in breve obsolete e inservibili. Di fatto il 1º luglio scorso l’Ecolab è stato chiuso e dimenticato. Sforzi fattivi per trovare un’alternativa alla sua gestione non ne ho visti, malgrado ci fosse l’interesse delle imprese locali del settore a studiare forme di compartecipazione o cogestione». Per la biologa grossetana «la nostra provincia perde l’unico centro di ricerca che abbia mai avuto, un centro coerente con lo spirito del territorio». E ora cosa succede? «Siamo ancora in cassa integrazione in deroga – spiega la ricercatrice – che però è garantita fino al 30 giugno, poi non si sa che cosa succederà a livello nazionale, cioè se sarà rifinanziata o meno. Per questo il Polo ha mandato la lettera, per rispettare i tempi di preavviso. Se non dovessero esserci novità, saremo licenziati dal 7 agosto». Anche Lambardi conferma il drammatico epilogo.

«Abbiamo chiesto ripetutamente di riattivare la cassa integrazione per un altro periodo, ammesso che ci fossero i soldi, ma a patto di conoscere le reali intenzioni delle amministrazioni pubbliche socie del Polo che non si sono mai presentate ai confronti con i sindacati. Vogliono staccare la spina al Polo? O hanno in mente una ristrutturazione a lungo termine? Qualunque sia la loro linea devono comunicarcela: altrimenti non possiamo firmare nessun accordo che preveda licenziamenti». Per Lambardi «l’entità dei contributi erogati al Polo di per sé non dice nulla su quale sia la linea di Comune, Provincia e Ccia sul futuro dell’università a Grosseto. Un fatto è certo: il Polo c’è e nessuno si può permettere di farlo andare in malora così».

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