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Genitori sul lastrico In 200 saltano la retta per la mensa dei figli
Su 3.500 utenti, il 14% paga in ritardo, il 6 non salda affatto E il Comune aspetta ancora oltre 40mila euro dal 2012
GROSSETO. La crisi finisce anche nella minestrina dell’asilo. Duecento e diciannove famiglie di altrettanti bambini che frequentano gli asili e le scuole del comune di Grosseto non hanno pagato la retta per la mensa scolastica dei figli nel periodo da gennaio a giugno dello scorso anno. Sono il 6 per cento del totale e stanno ricevendo in questi giorni cartelle esattoriali per oltre 40mila euro.
«Il fenomeno dei mancati versamenti della retta per la mensa scolastica non è cosa nuova», spiega Loredana Cardi, funzionario dei servizi educativi del Comune di Grosseto e responsabile del procedimento. «Né si può dire – prosegue la funzionaria – che dietro ad ogni mancato pagamento ci sia per forza un problema economico. A volte non pagano per negligenza e, comunque, visti i tempi, i numeri non sono poi così esagerati».
I bambini che mangiano alle mense nelle scuole e negli asili grossetani sono 3.500. Ogni tre mesi il Comune fa una revisione dei versamenti per verificare che tutti siano in regola. «All’ultimo controllo – spiega Cardi – sono risultate morose 500 famiglie (il 14 per cento, ndr). Dunque, come da procedura, abbiamo inviato la lettera di intimazione a pagare. E di solito molti pagano già dopo aver ricevuto la lettera».
Poco meno di trecento famiglie hanno provveduto a saldare subito il conto, ma altre 219 non hanno risposto. «In questo caso – spiega Cardi – chi non adempie viene messo a ruolo. E da quel momento in poi come Comune perdiamo un po’ la traccia delle pratiche perché non ce ne occupiamo direttamente».
L’ultimo controllo riguarda, come detto, il primo semestre 2012. Compresi gli interessi, il Comune deve avere dai 219 morosi 44.616 euro e 36 centesimi, oltre a 892 euro e spiccioli che spettano a chi riscuote i tributi (leggasi Equitalia).
La media è stata più o meno sempre questa – spiegano in Comune – ma purtroppo c’è anche una dolorosa novità. L’importo della retta viene stabilito in base al reddito Isee delle famiglie. Quelle meno abbienti, naturalmente, non pagano, o pagano pochissimo. Al salire del reddito sale anche l’importo, che arriva fino a 6,42 euro.
«Il problema – spiega Cardi – è che l’Isee di riferimento per applicare la fascia di importo è quello precedente all’anno in cui si usufruisce del servizio. E succede che le situazioni lavorative dei genitori cambino da un giorno all’altro».
Insomma, se il babbo o la mamma perdono il lavoro e non possono più permettersi di pagare la retta, potranno usufruire delle tariffe agevolate solo dodici mesi dopo. Troppo tardi per non risultare morosi.
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