Il Tirreno

Grosseto

Tassa di soggiorno a Massa La rivolta degli albergatori

di Alfredo Faetti

Con Pasqua comincia la stagione e riprendono le polemiche sul turismo «Penalizzati da questo balzello, c’è già chi si organizza per non richiederlo»

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MASSA MARITTIMA. La carenza di politiche legate al turismo non comporta soltanto perdite di clienti e derivanti entrate, ma è una delle tante strade che porta all’antipolitica. Un messaggio chiaro, messo nero su bianco da 40 operatori turistici che hanno firmato una lettera inviata all’amministrazione comunale di Massa Marittima, dopo le ultime modifiche apportate al regolamento della tassa di soggiorno, che «da aprile sarà in vigore sull’intero territorio comunale, ma fortunatamente non in tutti i comuni della provincia».

È questa la preoccupazione maggiore degli addetti ai lavori. Una diffusione dell’imposta a macchia di leopardo, con alcuni operatori costretti a chiedere la tariffa ai propri clienti al contrario di colleghi dei Comuni vicini, dove la tassa invece non viene applicata. «Il 2013 sarà un anno estremamente difficile – scrivono gli operatori di Massa Marittima - e non capiamo perché l'amministrazione comunale abbia voluto a tutti i costi una tassa che comporterà una concorrenza diretta e sleale delle imprese site nei comuni limitrofi». Infatti, continua la lettera, in stile “mors tua vita mea” «alcuni operatori del settore già si stanno organizzando per promuovere la “tax free e no tourist tax” e questo avviene sotto lo sguardo assente degli stessi enti pubblici che finanziano la stampa dei listini». Insomma, secondo gli operatori turistici massetani «la politica turistica è avvolta da un assordante silenzio». Una denuncia di carenza che si accompagna ad altre batoste già arrivate, come «il raddoppio dell’addizionale comunale e dell’Imu», che ha portato alle strutture ricettive aumenti «dal 92 al 130 percento rispetto a quanto pagavano di Ici». Un contesto disastroso, secondo gli addetti al lavoro al turismo, che «costerà caro a tutti perché ogni impresa che chiuderà, brucerà posti di lavoro, non si riscuoteranno più i tributi locali, i diritti camerali, le banche perderanno gli introiti che ricavavano dagli imprenditori del territorio». Agli albergatori e agli imprenditori poco importa che la tassa di soggiorno sia una tassa di scopo, ovvero che le sue entrate vadano a coprire le spese per i servizi turistici comunali. Loro dicono di essere «sempre più stanchi di non essere ascoltati dalla politica». Una mancata collaborazione, dicono, che li avvicina sempre più all’antipolitica. «Per questo motivo chi governa il territorio non può far finta di niente o liquidare tali segnali con grasse risate. L’antipolitica può nascere anche nei confronti degli organismi di rappresentanza locale e per questo motivo il mondo dell’impresa non può essere lasciato solo a sé stesso».

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