Il Tirreno

Grosseto

Falusi: l’indennità di Schiavetti arriva in Procura

di Alfredo Faetti

Il sindaco non risponde all’interrogazione della civica Massa Comune attacca anche sulle spese dei familiari

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MASSA MARITTIMA. Dal protocollo degli uffici comunali fino alle stanze della magistrature contabile. Secondo il movimento civico Massa Comune la questione dell’indennità riscossa dal presidente dell’Istituto Falusi, Roberto Schiavetti, potrebbe trasformarsi a breve da semplice interrogazione a una vera e propria diffida.

Una vicenda nata con la modifica di una legge che prevedeva per un organo come il presidente il diritto al rimborso delle spese, ma non all’indennità. Questo perché il suo ruolo è diventato semplicemente «onorifico». La civica sulla questione ha chiesto spiegazioni all’amministrazione, ma fino ad oggi senza successo. L’argomento Falusi è di quelli sempre caldi a Massa Marittima ma ora potrebbe diventare davvero scottante. «Potrebbe approdare all’attenzione della magistratura contabile la vicenda della mancata revoca dell’indennità di carica al presidente dell’Istituto Falusi – si legge nella nota di Massa Comune - sollevata in un’interrogazione indirizzata all’attenzione del sindaco Lidia Bai che, dopo quasi due mesi, non ha avuto ancora risposta». Le domande della civica sono arrivate sulla scrivania del sindaco nei primi giorni di febbraio e citava una sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2012. Questo documento «aveva stabilito che la partecipazione agli organi delle Ex Ipab (oggi aziende pubbliche per i servizi alla persona) fosse da considerarsi a titolo esclusivamente onorifico – spiega la nota - dando luogo al solo rimborso delle spese sostenute e alla liquidazione del gettone di presenza, revocando l’indennità di carica erogata fino ad oggi al presidente Roberto Schiavetti, di importo pari al massimo di quella prevista dalla legge per la carica di assessore del Comune di Massa Marittima». E partendo da questa novità, Massa Comune ha chiesto a Bai, in quanto «organo preposto alla vigilanza ed al controllo sulle attività dell’Istituto», di mettere mano allo statuto e al regolamento del Falusi, in modo che con le giuste modifiche si sarebbe potuto «risparmiare circa 15mila euro», ovvero «orientativamente la quota di parte sociale della retta che ogni degente, spesso con l’aiuto dei propri familiari, spende ogni anno per essere ospitato al Falusi». Interrogazione a cui però non è ancora seguita una risposta. Un silenzio che, a detta di Massa Comune, rende «indispensabile la presentazione di un’istanza diffida con la minaccia, appunto, di segnalare la vicenda alla magistratura contabile toscana che, da quanto si apprende, si starebbe già occupando di altre vicende locali». Come detto, però, l’argomento Falusi a Massa Marittima è sempre caldo. Così la civica torna anche su una «discutibile decisione dell’amministrazione». Riguarda i familiari degli ospiti dell’Istituto, che «si trovano a dover affrontare anche le ulteriori consistenti spese derivanti dall’indesiderata equiparazione a seconda casa dell’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà od usufrutto da anziani che acquisiscono la propria residenza permanente in istituti di ricovero, come appunto il Falusi, che comporterà l’applicazione di un’aliquota doppia dell’Imu rispetto alla prima abitazione (10,6 per mille rispetto al 4 per mille), con conseguenze facilmente immaginabili».

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