Il Tirreno

Grosseto

Ammanchi a scuola: quattro indagati

di Francesca Gori
Ammanchi a scuola: quattro indagati

Nel mirino della Procura l’ex direttrice amministrativa e i suoi familiari, dai conti dell’istituto erano spariti 548mila euro

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ORBETELLO. La Corte dei conti l’aveva già condannata, a novembre dell’anno scorso, per aver fatto transitare sul suo conto corrente e su quelli dei suoi familiari, quasi 548mila euro. Soldi che erano depositati sui conti correnti bancari e postali dell’istituto professionale e commerciale Raffaele del Rosso di Orbetello. Ora invece ad occuparsi di Mirella Arienti, 63 anni di Capalbio, ex direttrice dei servizi generali e amministrativi della scuola superiore è la Procura che ha firmato l’avviso di fine indagini che è stato consegnato alla donna, al figlio trentunenne Ahmed Yosri Azzam, al convivente dell’ex direttrice Daniele Trillocco, 56 anni di Capalbio e sua figlia Barbara Trillocco, 29 anni.

Due giorni fa, l’avvocato di Mirella Arienti ha depositato la richiesta di interrogatorio. La donna si vuole assumere tutta la responsabilità di quell’ammanco: a far transitare dai conti correnti gli assegni della scuola, infatti, sarebbe stata lei.

È il secondo filone d’indagine, questo, che riguarda l’ex direttrice amministrativa della Raffaele del Rosso. I revisori dei conti della scuola superiore, nel 2011 avevano segnalato alcune anomalie contabili alla Corte dei conti. E, allo stesso tempo, la segnalazione era arrivata anche ai carabinieri di Orbetello, che sono andati a spulciare anno dopo anno i conti corrente della scuola.Uno, aperto alla Banca della Costa d’Argento, l’altro, invece, alle Poste.

I militari della stazione di Orbetello hanno ricostruito, dal 2004 al 2010, tutti i movimenti effettuati, attraverso mandati o attraverso l’emissione di assegni, da Mirella Arienti. Quasi sessantamila euro nel 2004, 55mila nel 2005, oltre settantamila euro l’anno successivo 116.770 nel 2007, 52mila nel 2008, quasi 113mila nel 2009 e 36mila euro nel 2010. Soldi che erano finiti sul conto della donna e che erano passati anche da quelli dei suoi familiari, raggiunti anche loro dall’avviso di garanzia.

Mirella Arienti era già stata condannata, un anno e mezzo fa, a pagare 226mila euro di danno erariale: soldi che sta restituendo attraverso la cessione di un quinto della pensione e attraverso il pignoramento di parte del tfr riscosso quando ha lasciato il lavoro.

Il pm Salvatore Ferraro aveva anche chiesto il sequestro conservativo di un’abitazione di proprietà della donna. Il gip Valeria Montesarchio, però, non ha concesso il sequestro dopo che era stato accertato che quell’abitazione non era stata comprata con i soldi che sarebbero scomparsi dai conti della scuola.

Nessuna responsabilità è stata attribuita alla banca e alle Poste.

La Banca di Saturnia e della Costa d’Argento era stata condannata a pagare 53mila euro in via sussidiaria da parte della Corte dei conti, nonostante che fosse stato l’istituto cassiere, nel 2010, a segnalare un’anomalia sul conto corrente dell’istituto: un assegno da 14mila 500 euro intestato e firmato dalla stessa Arienti.

Ora, parallelamente all’indagine della Corte dei conti i carabinieri sono andati a verificare tutti quei movimenti, ricostruendo la storia della scomparsa dai conti correnti della scuola di quasi 550mila euro. Soldi che, secondo la Corte dei conti, erano stati utilizzati soltanto da lei. «È di tutta evidenza - avevano scritto i giudici - che sia stata l’unica diretta beneficiaria delle somme illegittimamente introitate e che abbia agito con dolo». I carabinieri della stazione di Orbetello e la procura hanno intanto inchiodato anche i familiari della donna. Sarà lei, difesa dall’avvocato Romano Lombardi, a spiegare al pm come sono andate le cose. E a ribadire, che la responsabilità di quello che è successo, è stata soltanto sua.

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