«Acquedotti rurali, basta con le disparità»
Fiora e Comune insieme chiedono all’Autorità idrica toscana di intervenire per ammodernare le reti
GROSSETO. Ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B, tra gli utenti dell'Acquedotto del Fiora e la società, insieme al Comune di Grosseto, ha deciso di dire “basta” alla disparità di trattamento tra utenti del servizio idrico tra i cittadini che sono allacciati agli acquedotti rurali e quelli che, invece, sono allacciati direttamente alla rete gestita dal Fiora.
I primi, infatti, pagano le stesse tariffe degli altri, ma devono anche pagarsi le riparazioni in caso di rottura nelle condutture e, oltre a questo, si vedono arrivare bollette dell'acqua esorbitanti a causa della dispersione su cui Acquedotto del Fiora non può intervenire.
Le utenze degli acquedotti rurali, i consorzi idrici, sono un'eredità della riforma agraria e nel 2002, quando nacque l'autorità d'ambito Ombrone, per una questione di opportunità economica – per dirla in breve non sono un buon affare perché la rete è molto vasta e con relativamente pochi utenti, dunque molto costosa e poco redditizia – furono lasciati fuori dalla programmazione d'ambito e dall'affidamento al gestore unico.
Quello che avviene oggi, in pratica, è che l'Acquedotto del Fiora porta l'acqua a ogni consorzio come se si trattasse di un condominio, la rete del consorzio si allaccia alla conduttura del Fiora ed è lì che c'è il contatore che misura l'acqua fornita dal Fiora alla realtà consortile che, poi, suddivide i costi tra i consorziati.
Se, però, si verifica una rottura nell'acquedotto rurale, sono i consorziati a dover intervenire incaricando e pagando direttamente una ditta per la riparazione, ma, ovviamente, debbono pagare anche l'acqua che, pur essendo regolarmente passata attraverso il contatore del Fiora, non è arrivata nelle loro case, ma è andata dispersa a causa della rottura.
Cittadini di serie B, dice il presidente dell'acquedotto del Fiora, Claudio Ceroni, che, insieme al sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, ha chiesto all'Autorità idrica toscana (Ati) di rimediare a questa ingiustizia.
Le utenze interessate sono circa 6.500, divise in 104 consorzi rurali che operano in 15 comuni, 12 in Provincia di Grosseto e 3 in provincia di Siena. In tutto gli acquedotti rurali servono circa 20mila cittadini con una rete di 430 chilometri.
Insieme alla programmazione e alla gestione, il Fiora chiede anche la previsione di risorse sufficienti a rimodernare quelle reti consortili che perdono, in media, circa il 40% della risorsa idrica. Servirebbero dai 5 ai 6 milioni di euro. Un mese fa il sindaco Bonifazi ha scritto all'Ati per chiedere che sia posta fine alla disparità di trattamento tra utenti di Acquedotto del Fiora, ma adesso ha deciso di rendere pubblica questa richiesta, nella speranza che anche questo possa convincere l'Ati.
Enrico Pizzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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