Patto di stabilità Sindaci amiatini in piazza a Roma
AMIATA. Tutti i sindaci dell’Amiata grossetana sono scesi idealmente in piazza a Roma per la manifestazione organizzata da Anci nazionale contro i blocchi del patto di stabilità. «Non c’eravamo...
AMIATA. Tutti i sindaci dell’Amiata grossetana sono scesi idealmente in piazza a Roma per la manifestazione organizzata da Anci nazionale contro i blocchi del patto di stabilità.
«Non c’eravamo materialmente - commenta il sindaco di Castell’Azzara Marzio Mambrini, ma tutti eravamo lì e il sindaco di Sorano Pierandrea Vanni col collega di Pitigliano Camilli avevano la nostra più ampia delega». Il punto di vista di tutti i primi cittadini dell’Amiata è lo stesso: «Anche Seggiano che è adesso sopra i 1000 abitanti - afferma Daniele Rossi, il sindaco di Seggiano - è soggetto al patto di stabilità. Come tutti gli altri. E io dico che questo comporta un fermo di gran parte delle attività e dei progetti. Noi, afferma, abbiamo già fatto le gare di appalto per certi progetti per noi strategici, come il quarto stralcio del museo dell’olio e quello del lago di Pescina. Col marchingegno del patto di stabilità diventa un problema portarli a compimento. Per quest’anno forse la sfanghiamo, con grandissima difficoltà, ma nei prossimi anni arriveranno i problemi seri. Questa micidiale tagliola è fatta per mettere in ginocchio gli enti locali, soprattutto i piccoli. Ci impediscono pure di fare nuovi progetti perché si deve lavorare solo coi soldi in cassa. È una politica folle che ci è imposta dall’Europa. Siamo destinati a fare la fine di Cipro».
Gli fa eco il sindaco di Semproniano Gianni Bellini: «È uno schifo e basta - afferma - noi fra le tante questioni, abbiamo gravissimi problemi di viabilità e metterci mano diventa insormontabile». «Siamo esattori - rincara la dose il sindaco di Castel del Piano Franci - Ci legano le mani e fermano qualsiasi voglia di rilancio di noi tutti».
La protesta dei sindaci dei piccoli comuni investe oltre al patto di stabilità, anche altre due imposte: Imu e Tares. Le previsioni sono burrascose, come ben chiarisce il sindaco di Santa Fiora Renzo Verdi: «Patto stabilità, Imu e Tares costituiscono per le imprese e le nostre industrie un’ulteriore mazzata. Sono sicuro che stavolta se non ci sarà un cambio di rotta, le nostre aziende questo non lo reggeranno. Si muore, stavolta. Abbiamo fatto di tutto per reggere botta di fronte alla crisi e adesso proprio altre tasse saranno intollerabili. Se qualcosa non cambia l’Amiata delle imprese chiude bottega, e non è una battuta».
Dal canto suo il sindaco di Castell’Azzara Marzio Mambrini è senza più speranza: «Non so dove mettere le mani. Credo che bisognerà a breve fare una pubblica assemblea di tutti i cittadini per informarli sulle prossime tasse in arrivo che non dipendono certo da noi: Tares, Imu. Un macello sociale che ci toglie la voglia di provare a costruire, di avere speranze. Penso anche al fatto della viabilità, che per noi è una grande spina nel fianco. Hanno desautorato, con queste politiche scellerate, le potenzialità della provincia. E di certo, senza una lira disponibile, le strade restano come sono, nello sfacelo più assoluto a cui nessuno, al momento, può mettere mano».
Il sindaco di Arcidosso Emilio Landi ricorda che già durante la visita del Prefetto, l’amministrazione comunale aveva fatto presente la necessità di rimodulazione del patto di stabilità: «Oltre questo - afferma - va anche detto che per la Tares il comune avrebbe la possibilità di ridurre qualcosa ai cittadini e alle imprese e coprire i costi lui stesso con le risorse di bilancio. Risorse straordinarie. E chi ce le dà?, si chiede il sindaco. Un’operazione furbesca, ancora una volta che scarica sui comuni responsabilità e compiti di pura riscossione di tasse. La gente è, giustamente, imbestialita. Qualcosa, conclude, deve cambiare». Intanto al prossimo consiglio dell’Unione dei comuni, sarà presentato e sottoscritto un documento unitario di protesta.
Fiora Bonelli
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