Il Tirreno

Grosseto

La burocrazia costa 3000 euro al Comune

La burocrazia costa 3000 euro al Comune

Espropri al Puntone: un ritardo nei pagamenti ai proprietari fa partire i decreti ingiuntivi

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SCARLINO. La burocrazia, oltre ad attaccare i nervi e allungare i tempi in modo esponenziale, a volte costa anche soldi. Diversi soldi, soprattutto in contesti come quello attuale. Al Comune di Scarlino, ad esempio, costa oltre tremila euro, necessari per avvalersi di un avvocato davanti al giudice di pace, dove è stato portato per ingiunzioni di pagamento. Una vicenda paradossale, visto che questi soldi sono già stati versati a suo tempo nella Cassa depositi e prestiti. La vicenda nasce perché la competenza in questa materia è passata da un ufficio all’altro, comportando il blocco dei pagamenti. Un passaggio burocratico che ora inciderà sulle casse pubbliche. La questione trova il suo palcoscenico sulle rive del Puntone dove oggi sorge il porto (il comparto 1) e scrive il suo primo atto nel 2005, quando l’allora amministrazione inizia a trattare l’esproprio di alcuni lotti di terreno necessari per la costruzione dell’opera. I proprietari sono per gran parte i residenti di Portiglioni, che quando hanno acquistato le loro case si sono trovati anche una particella di litorale. Tra questi e il Comune parte una trattativa e le parti trovano un accordo per una cifra di 120 euro al metro quadrato. Il passo successivo quindi è l’attivazione dei vari procedimenti di esproprio, necessari per dare il via ai lavori: a questo punto c’è chi accetta l’offerta del Comune e chi invece la rifiuta. La storia procede: i lavori per il porto vanno avanti e la Promomar, società titolare, versa nei conti della Cassa depositi e prestiti il corrispettivo per gli espropri. Così, a fine 2010, i proprietari delle porzioni di terreno chiedono al Comune di Scarlino di poter svincolare le somme che gli spettano. Sono circa 1.600 euro per tre persone. E qui c’è l’inghippo. Perché a partire da marzo 2011 la competenza del servizio di Cassa depositi e prestiti è passata a un altro soggetto, la ragioneria territoriale dello Stato di Grosseto, la quale non aveva provveduto al pagamento, nonostante l’autorizzazione dell’amministrazione. Non vedendosi liquidare la loro parte, i tre proprietari hanno deciso di presentare un decreto ingiuntivo nei confronti del Comune. Quest’ultimo però non è stato con le mani in mano e ha sollecitato la ragioneria per sapere come mai non aveva pagato i cittadini, nonostante i soldi fossero in cassa da tempo. La risposta è arrivata meno di un mese fa, con l’ufficio grossetano che ha richiesto un’integrazione alla documentazione già presentata sugli atti di svincolo. Compito svolto dagli uffici scarlinesi, ma ormai le ingiunzioni erano partite. In questo modo, il cavillo burocratico costerà al Comune oltre tremila euro per opporsi davanti al giudice di pace, dove spiegherà, come si legge nei documenti amministrativi, come «la Ragioneria Territoriale dello Stato di Grosseto abbia in maniera ingiustificata mancato di effettuare lo svincolo delle somme spettanti ai ricorrenti, rispondendo peraltro in maniera tardiva all'autorizzazione allo svincolo da parte del Comune di Scarlino e solo dopo solleciti».

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di Redazione web