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Relitto Concordia, Greenpeace contraria all’ipotesi Piombino

Relitto Concordia, Greenpeace contraria all’ipotesi Piombino

Gli ambientalisti temono un “pasticcio all’italiana condizionato da scelte politiche e non da considerazioni tecniche”

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FIRENZE. L'epilogo della vicenda del relitto della Costa Concordia «rischia di trasformarsi in un 'pasticcio all'italiana condizionato da scelte e forzature politiche e non da considerazioni tecniche».

Lo sottolinea Greenpeace in una nota. Secondo le notizie raccolte da Greenpeace, Marevivo e Wwf, il governo - sottolineano gli ambientalisti - «si appresta a emanare un provvedimento legislativo a favore del porto di Piombino per autorizzare e finanziare i necessari interventi di adeguamento al fine di portare lì il gigantesco relitto della Costa Concordia. E' vero che da molti anni è in discussione il progetto di adeguamento del Porto di Piombino ed è vero che già esiste un progetto di aumento dei fondali sino a 15 metri, ma altrettanto vero - proseguono - che i fondali limitrofi al porto hanno una quota più alta e che già è stato bocciato un progetto per la realizzazione di un canale di accesso che avrebbe comportato un importante escavo di sedimenti che ai sensi di legge costituiscono rifiuto speciale o pericoloso per l'alta presenza di metalli pesanti e sostanze chimiche. Inoltre risolto il problema dell'accesso della nave a Piombino non si capisce chi e come poi proceda allo smaltimento materiale della stessa non essendo Piombino dotata di una piattaforma tecnica e tecnologica a tal fine adeguata».

«L'utilizzo degli impianti industriali esistenti, a iniziare dalle acciaierie Lucchini, non pare allo stato attuale conforme alle esigenze di smantellamento della Concordia con il risultato che la nave potrebbe rimanere a lungo nel porto come monumento di se stessa», rilevano ancora gli ambientalisti aggiungendo:

»La scelta di Piombino sarebbe determinata soprattutto da una scelta di mantenere in Toscana i 'vantaggi' economici dello smaltimento del relitto quale forma di 'risarcimento' del danno subito. Ma può essere questo il solo criterio di una scelta di tale delicatezza? Le associazioni ricordano tra l'altro che l'ipotesi di sversare in mare i fanghi escavati nel dragaggio delle aree antistanti il porto di Piombino sono state già oggetto di dura polemica e, infine, scartate per l'evidente minaccia all'ecosistema marino, e alle attività economiche che

da esso dipendono come la pesca e il turismo, nel litorale toscano, nelle isole dell'arcipelago toscano».

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