Il Tirreno

Grosseto

«Alle prime avvisaglie fatevi aiutare»

di Simona Aronica
«Alle prime avvisaglie fatevi aiutare»

Daniela Fregosi ha subito per anni violenza psicologica, poi stalking: ora è volontaria all’associazione che l’ha “liberata”

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GROSSETO. Arriva l’8 marzo ma in Italia le donne hanno poco da festeggiare. Anche in Maremma, scossa proprio in queste ore dalla terribile aggressione a Follonica. Ma la violenza dell’uomo sulla donna, specie nelle dinamiche di coppia, non è solo fisica. Ce n’è anche una più oscura, più impercettibile ma altrettanto dolorosa per le vittime: la violenza psicologica, contro la quale la battaglia è quasi più difficile da combattere.

Lo racconta in prima persona Daniela Fregosi, socia e volontaria della associazione Olympia de Gouges, che gestisce diversi centri antiviolenza nella nostra provincia, e lesi stessa vittima di violenza.

La sua è una storia a lieto fine, ce la racconta?

«La mia è in apparenza solo una storia di stalking, iniziata quando ho lasciato il mio ex e durata un anno. È stato frequentando il Centro che ho capito che in realtà avevo subito violenza psicologica per i sei anni di fidanzamento. Lo stalking è stato una “cura”, perchè mi ha fatto capire quanto fosse malata la mia relazione. La violenza psicologica è più difficile da rintracciare rispetto agli atti tangibili di quella fisica. Nel mio caso era manipolazione del pensiero. Lui aveva una doppia vita, viveva in un’altra città, raccontava bugie e io non ero più in grado di distinguere la verità dal falso. Ho tentato più volte di lasciarlo, ma solo con lo stalking sono riuscita a rompere definitivamente e a rinascere. Vede, io sono plurilaureata, una libera professionista, sarei fuori dallo stereotipo della vittima tipo, vista come debole e dipendente economicamente. Nessuna donna è fuori pericolo e tutte dobbiamo riflettere sulle nostre relazioni».

Che ruolo ha giocato il centro antiviolenza per lei?

«Ho conosciuto l’associazione come utente e ora sono una socia volontaria. Molte donne finito il loro percorso decidono di restare per aiutare le altre. Capiamo come ci si sente perché ci siamo passate. Voglio raccontare la mia storia perché è finita bene grazie al Centro. L’associazione mi ha aiutato a capire e ha rispettato i miei tempi. Non ho fatto subito l’ammonimento alla questura perché temevo la sua vendetta, denunciare non è un gesto automatico come si crede. Gli altri ti fanno sentire in colpa e stupida perché non riesci a denunciare subito, le volontarie invece ti ascoltano, ti aiutano a elaborare il problema e quando sei pronta agisci. Se denunci quando non sei pronta psicologicamente è peggio, perché sei portata a ritirare la denuncia. Quando lui ha ricevuto l’ammonimento, si è impaurito e non mi ha più molestato, ma la reazione di chi viene ammonito è imprevedibile. È stata una decisione autonoma e consapevole che mi ha liberata. Io consiglierei a una vittima di violenza di andare subito al centro, perché si confronterà con altre donne preparate da corsi di alta formazione e avrà a disposizione una rete fatta di assistenti sociali, medici e avvocati. Spesso il Centro viene usato come ultima spiaggia, invece si dovrebbe consultare subito, con le prime avvisaglie».

Quante donne si sono rivolte al Centro e quante di queste riescono a liberarsi del “mostro”?

«Nel 2012 ci sono stati 108 totali, considerando non solo Grosseto, ma anche Follonica, Castel del Piano, Manciano e Orbetello, dove l’associazione è presente. Nel 2011 furono 97: quest’aumento ce lo spieghiamo col fatto che ogni anno sempre più donne vengono a conoscenza dell’associazione Olympia, ci sono sempre più denunce e da qualche anno c’è anche il Codice Rosa. La crisi incide invece come deterrente: donne con figli e senza stipendio restano nella situazione di violenza perché non sanno dove andare. Un problema grosso è che a Grosseto non c’è una casa rifugio dove far vivere le donne e i loro figli. La provincia paga per 10-15 giorni una stanza in un agriturismo, ma dopo dove vanno? Chi non trova un appoggio, spesso torna a casa e a quel punto ritirano al denuncia. Psicologicamente questo è devastante: lui si sentirà ancora più in diritto di molestarla perché lei, essendo tornata, ha perso credibilità e forza. Non c’è una statistica che indichi quante donne ce l’hanno fatta, perché noi per statuto non possiamo costringerle a frequentare il centro. Potrebbero non venire più perché hanno risolto, ma anche perché hanno rinunciato e sono ancora succubi. Il Centro è una protezione, nessuno dovrebbe lasciarlo».

Per info visitare il sito www.olympiadegouges.org/ o chiamare il 0564.413884.

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