Italia
Sfrattata la Pro Loco con il benestare dell’amministrazione
Entro il 30 marzo l’associazione deve lasciare la sede Ci sono ancora quadri e stampe utilizzati per le mostre
SCARLINO. Sono mesi che chiede di poter liberare il suo fondo. All’interno ci sono quadri, stampe, costumi, vessilli e cose varie, utilizzate nel 2005 per alcune mostre e lì lasciate a mo’ di centro riunioni delle tre Contrade scarlinesi e della Pro Loco. Il privato infatti aveva firmato un accordo con il Comune per concedere la sua stanza all’associazione, in modo che l’utilizzasse per le sue attività istituzionali. Sono passati quasi otto anni da allora, ma tutto il materiale è ancora lì dentro, nonostante l’accordo sia scaduto il settembre scorso. E dopo vari tentativi di trattativa andati a vuoto, il proprietario del fondo ha deciso di citare l’amministrazione (controparte dell’accordo) in tribunale per lo sfratto. Il sindaco Maurizio Bizzarri, dal canto suo, non si è opposto a questa azione, visto che spetta alla Pro Loco sgomberare il fondo. Una mossa che ha agevolato la decisione del giudice, che ha fissato per il 30 marzo lo sfratto esecutivo: se entro questa data non verrà tolto il materiale, arriverà l’ufficiale giudiziario. È un altro capitolo delle diatribe tra amministrazione e Pro Loco che a Scarlino di tanto in tanto si ripetono. Questa volta però le Carriere del 19, grande palcoscenico di questi scontri, non c’entrano niente. Almeno non direttamente.
Tutto nasce nella primavera del 2005, quando la Pro Loco cerca un fondo dove poter svolgere le proprie attività, come un ufficio, un centro riunioni fino all’esposizione di mostre. Della richiesta se ne fa carico il Comune, che firma una concessione in comodato d’uso con un cittadino per un fondo di sua proprietà. L’accordo prevede che “l’affitto” scada nel settembre del 2012. Sette anni in tutto. L’associazione porta così tutto il suo materiale, dal cartaceo fino a quello utilizzato durante le feste, e il tempo scorre regolare. Arriva il 2012 e già a gennaio il Comune scrive al cittadino, spiegandogli che riavrà il suo fondo a settembre secondo i patti. L’amministrazione però ha fatto i conti senza l’oste. Perché nonostante abbia provato più volte a contattare l’associazione, il materiale da quelle stanze non è mai stato tolto. E dopo aver posticipato il termine senza vedere risposta alla sua buona disponibilità, al proprietario non è rimasto che rivolgersi a un tribunale. Il febbraio scorso arriva così sulla scrivania di Bizzarri l’intimidazione allo sfratto. D’altro canto, la concessione per il comodato d’uso è firmata dal Comune. L’amministrazione però sta dalla parte del cittadino, con l’intenzione di restituirgli il fondo. Decide quindi sì di comparire davanti al giudice, ma solo per chiarire che non intende opporsi allo sfratto. L’udienza c’è stata venerdì scorso e ha seguito questo copione. Vita facile quindi per il giudice, che ha dovuto solo stabilire la data per lo sfratto esecutivo, in agenda per il prossimo 30 marzo. Ora l’amministrazione proverà ancora una volta a chiedere all’associazione di sgomberare il locale: se non lo farà, a fine mese si presenterà all’ingresso del fondo con l’ufficiale giudiziario. Sarà dunque questo l’epilogo dell’ennesimo capitolo delle diatribe tra Pro Loco e amministrazione. Che come sempre non è gratis: questo episodio costa alle casse pubbliche mille euro, necessari per coprire le spese di tutti gli atti.
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