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Grosseto

Ma a bordo dei treni disagi e ritardi son sempre gli stessi

Ma a bordo dei treni disagi e ritardi son sempre gli stessi

GROSSETO. Stazione nuova, problemi ferroviari vecchi. A segnalare l’ennesimo disagio (con relativa odissea) a bordo dei treni che collegano Grosseto al resto del mondo è un lettore del Tirreno,...

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GROSSETO. Stazione nuova, problemi ferroviari vecchi. A segnalare l’ennesimo disagio (con relativa odissea) a bordo dei treni che collegano Grosseto al resto del mondo è un lettore del Tirreno, Giorgio Secchi, che racconta la disavventura da lui vissuta ieri pomeriggio alla stazione di Grosseto.

«Alle 16,10 _ scrive il malcapitato viaggiatore _ parte il treno per Milano Centrale, i passeggeri sono tutti a bordo. Il capotreno annuncia che c’è un problema, una carrozza ha una porta che non si chiude: anticipa che serviranno 25 minuti per ovviare all’inconveniente. Occorre staccare la carrozza, portarla su un binario morto, riattaccare il locomotore e, poi, via».

Dopodiché, prosegue il lettore, «non succede nulla. Solo dopo 25 minuti, mentre monta la protesta dei passeggeri, finalmente si viene a sapere che sta per arrivare il tecnico incaricato dell’operazione. Passano altri 25 minuti e alle 17 il treno si mette in moto. Avendo accumulato un’ora di ritardo è destinato a mettersi in coda, facendo passare prima i treni in orario, ciò significa che i tempi di viaggio sono destinati ad aumentare».

I passeggeri protestano e si chiedono «come sia possibile non accorgersi dell’inconveniente su un treno che parte da Grosseto e quindi va preparato in anticipo». La risposta del capotreno è disarmante: il personale si è accorto del problema solo quindici minuti prima della partenza, dice; poi, il tecnico incaricato di staccare e riagganciare le carrozze aveva un altro lavoro da fare in stazione e si è dovuto aspettare che arrivasse; infine, il personale è insufficiente e quindi si fa quel che si può.

«Grosseto non viene tenuta in alcun conto _ chiosa amareggiato Secchi – questo è uno degli ultimi treni che collegano direttamente la nostra città con Milano e si registrano sempre ritardi insopportabili». E allora «poi –conclude – se la gente quando va a votare si sfoga e sulla scheda traccia il segno della propria indignazione, inutile scomodare sociologi. Vorremmo soltanto essere trattati come cittadini. Se ci si ripete di continuo che siamo in Europa, perché dobbiamo sopportare di viaggiare su treni da Terzo Mondo?».

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