Il presidio
Tutto il paese alla preghiera di Istia
Folla fuori dalla chiesa di San Sebastiano per la veglia organizzata da don Mirko dopo la devastazione della sera di Natale
ISTIA D’OMBRONE. È rimasto tutto così come è stato lasciato la sera di Natale. Con i blocchi di marmo per terra, con l’altare scheggiato, con il sangue schizzato anche sulle panche delle ultime file, con le vetrate della porta d’ingresso buttate giù.
Quando i tecnici dell’ufficio Beni culturali della Diocesi, ieri mattina, sono entrati nella chiesa del Santissimo Salvatore a Istia d’Ombrone hanno abbassato lo sguardo. E hanno rimandato la valutazione dei danni provocati, la sera di Natale, da pochi minuti di furore di una donna di 37 anni che è ancora ricoverata nel reparto di psichiatria, e che ha lasciato intatto soltanto il Bambin Gesù. Questa mattina, probabilmente, arriveranno nel paese alle porte di Grosseto, prima sentinella del fiume Ombrone oltre la città, altri tecnici, quelli della Soprintendenza. Dopodiché, una volta valutata la situazione e decisi i lavori da fare ma anche stabilito il difficile percorso per la restaurazione del crocifisso barocco che non è uscito indenne da quella furia, la diocesi penserà anche alla riparazione della sacralità della chiesa.
C’è bisogno di tempo per valutare con attenzione quello che è successo la sera di Natale, quando la donna ha distrutto tutto quello che c’era sull’altare prima di uscire fuori dalla chiesa sfondando le vetrate dell’ingresso. Addosso la trentasettenne porta i segni di quella sofferenza: ferite al volto, all’addome, alle braccia. Tagli che diventano segni di un dolore dell’anima difficile da spiegare e forse anche da guarire. Ci sono i medici, accanto alla donna, e c’è la sua famiglia, che potrebbe anche risarcire spontaneamente tutti quei danni. Ma c’è anche don Mirko Scoccati e l’intera comunità del paese d’Istia che si è riunito nella piccola chiesa del paese, quella di San Sebastiano, per pregare per la salute di quella donna.
«Noi dobbiamo pregare e sperare che si possa riprendere - ha detto don Mirko - e che nella sua vita non accadano mai più episodi come questo». Il paese si è svegliato, la mattina di Santo Stefano, con il passaparola di quello che era successo nella chiesa principale. «Alla veglia abbiamo partecipato tutti - dice Antonella Corridori, socia del Comitato di festeggiamenti d’Istia - e chi non è potuto intervenire ieri era davvero rammaricato. Abbiamo pregato tutti per lei».
La piccola chiesa di San Sebastiano è stata aperta il 15 dicembre dopo i lavori. È stata chiusa a lungo, ma non è mai stata sconsacrata, e così la comunità ha avuto subito a disposizione un altro luogo per la preghiera. Non ce l’ha fatta, però, a contenere tutte le persone del paese che si sono riunite lì e che hanno risposto all’invito di don Mirko. La piazzetta davanti all’edificio era piena. Istia sembra un borgo senza tempo. E il pensiero delle persone che abitano in quello spicchio di Maremma che guarda da vicino l’Ombrone è andato subito alla famiglia della donna. Qualcuno l’aveva vista arrivare, la sera di Natale ed entrare in chiesa. Il fratello invece, era rimasto sulla porta.Lei aveva cominciato a pregare, poi la sua mente deve averle detto qualcos’altro ed è successo quello che è successo.Ma su quella mezz’ora scarsa di follia, nessuno vuol dire nulla. Quello che conta, ora, a Istia, è vedere di nuovo il portone della chiesa del Santissimo aperto. E cancellare, per quanto possibile, i segni di quel male dell’anima che inchioda tutti su una croce fatta di domande spesso senza risposte.
@francegori
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