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Costretto a vivere in auto. L’odissea di un panettiere
Ha perso la sua casa e il suo lavoro dopo la separazione dalla moglie. Ora per lavarsi utilizza i bagni degli uffici pubblici e dei supermercati della città
GROSSETO. Mario ha 54 anni, un trascorso come piccolo imprenditore, una storia difficile con la ex moglie alle spalle, una vecchia auto e qualche guaio con la giustizia. Lavoro, alloggio, famiglia e amici non ci sono. E infatti questo Natale, mentre tanti nelle case si preparano a pranzi di luculliana memoria e si scambiano doni, lui lo passa in automobile. Al freddo. E da solo.
È l’altra faccia della medaglia, quella che racconta storie di un’Italia in apnea, in preda alla sofferenza, alla paura di non farcela. Un Paese che – crisi a parte - per troppo tempo ha tralasciato il sociale.
Quando lo incontriamo in un parcheggio a due passi dal centro storico è sera. Ma dalla penombra i suoi occhi appaiono nitidi e hanno i tratti della dignità mista a disperazione. «Non ho nulla, da tre mesi vivo in auto. Cerco un lavoro e una casa, ma è difficile trovare. Tutti mi dicono che c’è la crisi, ma io non voglio finire a fare il delinquente: piuttosto mi butto sotto un treno. Ho provato anche a rivolgermi agli assistenti sociali: mi è stato risposto che ci sono altri casi gravi e che per l’emergenza abitativa se ne riparla dopo il 10 gennaio».
Insomma, anche gli uffici preposti a tutelare chi ha la vita che va a rotoli si fermano ed è bene riparlarne quando tutti saranno tornati dai bagordi. Pensare che Mario un lavoro ce l’aveva, era titolare di un panificio nel livornese. «Poi mi sono separato da mia moglie – dice chiudendo la cerniera del cappotto e mettendo le mani in tasca per ripararsi dal freddo - e tutto ha iniziato a cambiare. Mi sono trasferito a Grosseto, ho trovato un lavoro stagionale e mi sono rifatto una vita». Ma arriva una condanna e la pena da scontare. Una manciata di mesi e il conto con la giustizia è saldato. Tutto però peggiora: niente più lavoro, niente più casa, niente più compagna. «Non ho amici, non ho nessuno. Così ho dovuto vendere la prima automobile, quella di valore, e la moto. Poi sono finito a vivere in questa vecchia macchina, con un piumone per riscaldarmi dal gelo. Sono qui dalla fine di settembre. La mattina vado a lavarmi in alcuni uffici pubblici e a volte uso il bagno dei supermercati, lì c’è l’acqua calda». Sì, perché Mario non ha più nulla, ma ci tiene a stare in ordine e a non lasciarsi andare. «Ho sempre lavorato, ho fatto di tutto: dal panettiere all'addetto nel settore edile. Mi sono dato da fare anche nel volontariato, in una onlus che cura le persone disabili. Adesso spero di trovare un lavoro onesto che mi aiuti a ripartire. Perché quando sei fuori dai giochi, senza sussidio di disoccupazione, senza impiego e senza casa è davvero dura». Questa la storia di Mario. È l’altra faccia della medaglia delle feste che vedono ristoranti pieni, case con tavolate imbandite e alberelli di Natale. Chi vuole dargli una mano può contattare il Tirreno.
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