Il Tirreno

Grosseto

Ecco la stangata sui capannoni agricoli

di Maurizio Bernardini
Ecco la stangata sui capannoni agricoli

Magliano cambia il regolamento della Tarsu e chiede anche gli arretrati dal 2006: la rabbia delle aziende

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MAGLIANO. Un Comune, una tassa e degli agricoltori. Quello che va in scena a Magliano è un copione già visto. Una faccenda, tre protagonisti: da un lato c’è l’amministrazione eletta, che sceglie – ovvio - di agire come meglio crede, pur tenendo ben presente la possibilità di far imbestialire i propri compaesani e tassa i capannoni agricoli con la Tarsu.

Dall’altra parte ci sono loro, i contadini. Gente che con il passare degli anni – anche ben prima della crisi economica – ha visto divenire sempre più sottile il margine di guadagno per ciò che, con tanta fatica e sudore, produce.

In mezzo c’è lei, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti appunto. Ecco, la questione nasce tutta attorno a queste tre componenti.

Sì, perché se è vero come è vero che a partire da inizio 2011, con il nuovo regolamento sulla Tarsu approvato dal Comune, non ci sono più dubbi e chiunque deve pagare anche per il capannone di turno, per gli anni precedenti qualche problema si pone. E si è materializzato tutto insieme, con richieste di pagamento fioccate come se nevicasse e tutte riferite a cinque, sei anni accorpati. Insomma, il Comune ha chiesto non solo il pagamento per l’anno in corso, ma anche diverse migliaia di euro di arretrati.

«Fino al 2006 – spiegano da Coldiretti - sui fabbricati rurali non veniva pagata la Tarsu e i Comuni non si erano mai accaniti sul mondo agricolo. Poi, vuoi perché le risorse sono quelle che sono, vuoi perché la normativa nel tempo si è affinata e ingarbugliata al tempo stesso, hanno aggredito anche questo tipo di beni. E, viste le superfici, si parla di cifre da paura». E infatti negli ultimi tempi già diversi maglianesi si sono visti recapitare ingenti avvisi di pagamento. Una botta non di poco conto per chi, oltre all’Imu – introdotta sia sulla casa che sugli annessi agricoli – ha subito danni enormi dall’alluvione che ha reso incoltivabili ettari ed ettari di campi.

Pensare che «La norma prima non c’era. O meglio, non era scritto da nessuna parte che non si dovesse pagare, ma neppure il contrario. È in questo silenzio che si è inserita l’aggressione dell’ufficio tributi del Comune. Eppure i rifiuti speciali, non urbani, vengono smaltiti dall’impresa stessa. Le aziende agricole hanno un contratto con società private per sbarazzarsi correttamente degli oli esausti e dei rifiuti speciali». Pagare due volte dunque? Pare di sì: «Anzitutto – concludono dall’associazione - la multa va impugnata anno per anno e farlo ha dei costi. Ecco perché spesso la strada scelta è quella di andare in trattativa con il Comune e pagare. In contenzioso le probabilità di vincere sono alte, ma deve essere valutato caso per caso. Non c’è nessuna certezza».

Intanto c’è già chi si muove: Diego Cinelli, capogruppo della minoranza in consiglio comunale, sbotta: «Nel febbraio dello scorso anno presentammo una mozione a riguardo, chiedendo una sospensione dei pagamenti. Ma non se ne fece di nulla e anzi mi presi del populista e dello scellerato. Ricordo che dalla giunta parlarono addirittura di capannoni come “merenderie” domenicali e dunque luoghi per i quali la Tarsu andava pagata. A questo punto torneremo a battere nel prossimo consiglio comunale utile, a gennaio. Magari in una seduta aperta alla cittadinanza. L’importo è fatto per la metà da interessi e sanzioni. Per noi vanno tolte entrambe. Per quel che resta deve essere data la possibilità di pagare a rate. E poi, tanto per cominciare, il 2006 è prescritto. Però lasciatemi dire una cosa: spesso si dice che il governo di Roma sia su di un altro pianeta, ma anche a livello locale mi pare non ci si faccia mancare nulla».

Da parte sua il sindaco di Magliano, Giampiero Tofanelli, frena: «Nelle verifiche sulle superfici imponibili a Tarsu sono emersi alcuni casi e abbiamo inviato avvisi di pagamento, non cartelle esattoriali. Ci sono diverse modalità di utilizzo e di sgravio. Credo che, prima di rivolgersi al giornale, la gente debba recarsi all’ufficio competente per richiedere i giusti chiarimenti. Caso per caso. Non è esclusa la presenza di difformità ed errori. Comunque faccio notare che c’è anche chi ha compreso la situazione: la scorsa settimana ho incontrato un compaesano che era appena andato a regolare la propria posizione, ritenendo il tutto corretto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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