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Ustioni su mani e braccia Incubo fanghi “velenosi”
Una donna di Albinia si è ritrovata con gravi piaghe dopo aver spalato in casa «In ospedale mi hanno detto che non sono la sola», il caso in mano all’avvocato
ALBINIA. Per qualcuno degli alluvionati di Albinia la lotta disperata per salvare dalle acque e dal fango tutto ciò era stato accumulato in una vita di lavoro si sta trasformando in un calvario: seri problemi di salute che sembrano non essere casi isolati.
Adriana Petrini, casalinga di 68 anni che vive col marito e il figlio in un palazzo di via Fucini, è stata a contatto con i fanghi dell’alluvione per salvare il salvabile in casa di suo figlio. Qualche tempo dopo ha cominciato a vedersi formare sulle sue mani piaghe che si sono sempre più allargate e che ancora a distanza di un mese non sono guarite e la costringono a usare guanti asettici come protezione».
«Appena mi sono accorta di questo problema mi sono recata alla Misericordia di Albinia – spiega la signora Adriana – dove mi hanno subito consigliato di recarmi al pronto soccorso. Qui appena mi hanno visto mi hanno spedito da una dermatologa. E la dottoressa che mi ha visitato ha esclamato “anche lei”, lasciando capire che il mio non era un caso isolato. Ustioni alle mani di 1° e 2° grado causate da sostanze chimiche è stata la diagnosi. Per guarire avrò bisogno ancora di diverso tempo: lunedì ho fatto un ulteriore controllo e dovrò tornarci dopo le feste».
Adriana e i suoi familiari si sono chiesti da dove potessero provenire tali sostanze e soprattutto hanno subito pensato di avvertire i rappresentanti del Comune per segnalare il problema, anche alla luce del fatto che i fanghi raccolti vengono poi stoccati nelle vicinanze del paese: «Abbiamo subito segnalato l’accaduto, ma non ci è stata data importanza. Ma ora noi vogliamo sapere da dove possano essere arrivate queste sostanze – dice il marito della signora, Claudio Bragaglia – E oltretutto, dall’amministrazione non ci hanno saputo dare risposte sulle analisi di questi fanghi, su cosa contengono, se possono essere davvero così nocivi da creare ustioni alla pelle. Per questo abbiamo incaricato il nostro legale di individuare i soggetti competenti e citarli per quanto successo a mia moglie, che non credo sia l’unica vittima di problemi come questo».
Una vicenda delicatissima, dunque, che sembra dare ragione a chi – nei giorni scorsi – ha avanzato forti timori sullo stoccaggio dei fanghi vicino al paese. Timori che per il sindaco Paffetti, al contrario, sarebbero infondati.
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