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Stangata sui capannoni e l’incognita chiamata Tares

GROSSETO. Non è solo l'andamento negativo dell'artigianato grossetano a preoccupare la Cna, ma anche il contesto sfavorevole in cui le imprese sono costrette a cercare di sopravvivere. Il direttore...

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GROSSETO. Non è solo l'andamento negativo dell'artigianato grossetano a preoccupare la Cna, ma anche il contesto sfavorevole in cui le imprese sono costrette a cercare di sopravvivere.

Il direttore provinciale Renzo Alessandri ricorda che in molti Paesi europei si abbassano o si tengono basse le tasse che colpiscono le imprese, per attrarre investimenti, ricorda che ci sono Paesi, come la Francia, in cui si va verso l'abbattimento del costo del lavoro, dove si tagliano spese superflue come le auto blu, o gli stipendi di funzionari governativi, parlamentari, alti dirigenti statali con compensi superiori agli 800 mila euro l’anno.

«In Italia invece – dice Alessandri – continuano a crescere la spesa, il debito pubblico, il costo del danaro e ovviamente le tasse». L'Imu, aggiunge il direttore della Cna, ha provocato ferite che sono ancora fresche e «si pianifica, per il prossimo anno - spiega - un'ulteriore stangata sui capannoni, mentre, sempre sul prossimo anno, incombe l’incognita della Tares».

Inoltre Alessandri è preoccupato per il nuovo pacchetto di correttivi sulla finanza locale presentato l’altro ieri che riscrive il patto di stabilità non salvando più i piccoli Comuni, consente agli enti, in caso di difficoltà con i conti, di intervenire modificando tariffe e aliquote dei tributi fino al 30 settembre e non più entro giugno, e poi gli amministratori, provati della rete protettiva dei trasferimenti statali, potrebbero “mettere in sicurezza” i conti sottostimando il gettito: il che significherebbe aumento della pressione fiscale locale, senza una parallela riduzione del carico fiscale statale.

Guardando alle disgrazie locali, poi, Alessandri lamenta il fatto che ancora non ci sia alcuna novità, o quasi, per le imprese e le famiglie colpite dall’alluvione, ad Albinia. «Al di là delle dichiarazione dello stato di calamità – dice il direttore – non si ha alcuna certezza sul differimento delle imposte, ma nel frattempo molti non hanno versato l'Imu, né sulla sospensione degli studi di settore e sulla auspicata chiusura dell’anno fiscale al giorno dell’evento calamitosi».

Alessandri ricorda che la Cna ha assistito, per le pratiche di richiesta dei danni, 35 aziende di Albinia che «Solo per i danni aziendali – dice – hanno registrato perdite per 2,5 milioni». E il contesto parla anche di 5 mila disoccupati in più, in provincia di Grosseto, nell’ultimo anno (da 25mila a 30mila) e di 1.333 imprese cessate a fronte di 1.255 nate nell’ultimo triennio.

(e.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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