Ultimatum dei lavoratori «In Regione i contratti»
Le rsu Cgil della Mabro chiedono certezze in vista dell’incontro di venerdì Barontini ha invitato le vestaglie azzurre a dare ancora fiducia alla società
GROSSETO. Non è un bel Natale, quello che trascorreranno le vestaglie azzurre. Con gli stipendi, la società, è rimasta indietro e le tredicesime difficilmente saranno accreditate sui conto correnti dei lavoratori della Mabro. Andrea Barontini, giovedì, alla presentazione della linea primavera/estate nel factory store dell’azienda aveva chiesto ai dipendenti di stringere i denti e aspettare che diventassero concrete tutte quelle trattative che la società sta cercando di portare avanti. Un appello, quello di Barontini, al quale i rappresentanti dei lavoratori hanno deciso di rispondere. «Sulla stampa abbiamo letto di un’ azienda del nostro territorio che stipula contratti con una maison francese, con importanti aziende statunitensi, che progetta di invadere il mercato asiatico e che brinda alla ripresa - ironizzano in un documento Manola Mengozzi, Nadia Perino, Francesca Ferrari e Maurizio Giuliarini, della rsu Cgil - Abbiamo pensato che chi vi lavora è fortunato, perché riscuote tutti i mesi e può guardare al domani con ottimismo. Poi abbiamo visto il nome dell'azienda e abbiamo scoperto con sorpresa che è quella dove noi lavoriamo, ossia dove siamo dipendenti perché da un po' di tempo di lavoro se ne vede poco». C’è riso amaro nelle parole dei dipendenti della Mabro, divisi tra salari in ritardo e cassa integrazione. «Naturalmente saremo liete di non aver capito che la crisi è ormai superata e che siamo agli inizi di una nuova e rosea fase della Mabro (ci piace chiamarla con il vecchio nome) - dicono - ma abbiamo sentito troppi ottimisti proclami per crederci ancora e rimpiangiamo troppo il rumore a pieno regime della macchine da cucire e da stiro del nostro laboratorio». Venerdì si torna a Firenze, dall’assessore regionale Gianfranco Simoncini. «Non vogliamo ascoltare le solite logorroiche e fumose chiacchiere - aggiungono - ma vogliamo vedere i contratti firmati, vogliamo sapere quanti capi ci sono da produrre, vogliamo che le retribuzioni arretrate vengano saldate e le tredicesime corrisposte. Anche rischiando di apparire prevenuti lo diciamo a tutti sin da ora: che il 14 l'incontro si tenga e non vi sia un ulteriore rinvio, sarebbe come buttare benzina su un incendio».
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