Il Tirreno

Grosseto

«La clinica dell’ippodromo può curare solo cavalli»

di Paola Villani
«La clinica dell’ippodromo può curare solo cavalli»

Il Consiglio di Stato dà ragione al Comune: nessun altro animale è ammesso La società va avanti e si rivolge alla Corte Europea: «Con l’ippica non si campa»

2 MINUTI DI LETTURA





FOLLONICA. Il Consiglio di Stato rigetta le richieste della clinica veterinaria dell’ippodromo. Prima era stato il Tar a dare ragione al Comune, e anche l’appello al tribunale superiore conduce allo stesso esito.

La vicenda dell’ambulatorio del centro ippico sulla Sarzanese, parte nel 2011 quando dopo una verifica da parte del Comune, saltò fuori che le attività lì svolte non corrispondevano a quanto scritto nella convenzione che lega l’impianto all’amministrazione. Quello che viene contestato dall’ente alla cooperativa Il Falco, gestore del centro veterinario, è che la sua attività deve essere pertinenziale all’ippodromo e quindi il suo staff può curare solo i cavalli e non altri animali, come invece accade.

L’accertamento a quanto ammesso oggi dal sindaco Eleonora Baldi scattò a causa di esposto che qualcuno fece nei confronti dell’ambulatorio. La conseguenza di quel procedimento fu l’ordine di rientrare nei canoni previsti dalla convenzione. Da qui il primo ricorso al Tar da parte dei gestori e il conseguente appello al Consiglio di Stato per chiedere la sospensione dell’ordinanza comunale. «Vale la pena sottolineare - afferma l'avvocato Fabio Conti, legale della società cooperativa Il Falco che gestisce la clinica - che quando tale struttura è stata realizzata nessuno si è accorto che le porte di accesso avevano dimensioni troppo anguste per permettere ai cavalli malati di entrarvi. Ma di questo il Comune di Follonica non si è mai preoccupato, mentre nega che vi possano essere curati animali diversi dai cavalli appellandosi ad una destinazione d'uso che non ci sembra suffragata dalla normativa vigente». Se è vero che il Consiglio di Stato ha confermato il rigetto delle richieste di sospensiva dell'ordinanza comunale, l’avvocato spiega che andranno avanti. «Se ce ne sarà bisogno andremo anche davanti alla Corte Europea, pur di evitare che l'ippodromo diventi una cattedrale nel deserto - continua Conti - Il mondo dell'ippica da solo non è più in grado di sostenere le onerose spese di gestione degli ippodromi. I tempi sono cambiati: l'ippica non si mantiene con gli introiti legati alla vendita dei biglietti delle corse». Puntuale la risposta dell’amministrazione comunale. «Noi abbiamo agito in base ad un esposto - replica il sindaco Eleonora Baldi - sono sicura che il titolare ricondurrà nell’ambito del legittimo la clinica. La convenzione richiede che le attività siano tutte in funzione dell’ippica, non a caso in ballo c’è una revisione della stessa perché la crisi del settore porta ad un ripensamento sulla funzionalità dei centri ippici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino