Il presidio
I garanti sentenziano «Zanfardino non può votare»
Escluso perché era stato consigliere del Pd. E lui replica: «Solo perché sono per Renzi. Questa non è democrazia»
FOLLONICA. Ora è ufficiale: Gennaro Zanfardino (nella foto), l’ex consigliere comunale di Follonica del Pdl, non potrà partecipare alle primarie del centrosinistra. La decisione è stata presa all’unanimità dai tre garanti del coordinamento provinciale – Alessandro Militello del Pd, Michele Fabianelli di Sel e Filippo Andreatta del Psi – dopo lunga e vivace discussione. Ad animare il confronto è stata la presenza dei rappresentanti di ogni candidato che, pur non avendo diritto di voto, ha dato la possibilità al delegato del comitato pro Renzi di esprimere la contrarietà alla cancellazione di Zanfardino dall’albo degli elettori. L’ex consigliere - dimessosi dall’incarico nel maggio 2011 – aveva anticipato a Il Tirreno la propria intenzione di voto a favore del sindaco fiorentino. «Vorrei incoraggiare il contributo di Renzi al rinnovamento del Pd, che credo possa migliorare la politica nel suo complesso, liberandola da schemi obsoleti e dannosi per la società». Ieri è stata sbarrata la strada a Zanfardino perché, nonostante da un anno e mezzo non abbia nemmeno più la tessera del Pdl, la sua carriera politica ed il mancato disconoscimento di questa è stata giudicata incompatibile con il regolamento delle primarie che estromette «coloro che svolgano attività politica in contrasto con la coalizione di centro sinistra». «Sono convinto che un Pd con i contenuti di Matteo Renzi sia molto diverso da un Pd con i contenuti di Bersani» ribatte Zanfardino, che poi replica piccato anche all’ex sindaco di Follonica, Enrico Norcini, schierato con Bersani, che aveva parlato di «tentativi maldestri, squalificanti, disdicevoli e immorali, da parte di elettori di centrodestra, di falsificare l’esito del voto». «Un recente sondaggio afferma che il 44% degli italiani sarebbe disposto a votare per un Pd a guida Renzi, mentre un Pd a guida Bersani si attesterebbe sul 32%: non credo che i milioni di italiani da cui scaturirebbe questa valutazione siano portatori di immoralità o comportamenti disdicevoli». «Si può definire immorale il desiderio di partecipare alla promozione di un cambiamento? Piuttosto lo è il tentativo disperato di chi vuole rimanere aggrappato ai vecchi schemi di classi dirigenti che pretendono di rimanere ad ogni costo sulla scena politica, pontificando di moralità». «La Democrazia non si realizza allontanando le persone dal momento partecipativo o introducendo cavilli da azzeccagarbugli» aggiunge, prima di affidare la chiosa alle parole di un esponente del pantheon della sinistra. «La partecipazione non inquina mai il confronto politico, semmai lo arricchisce. Ricordate Gaber? Libertà è partecipazione, soprattutto, diceva il “Signor G”. Io avevo capito in questo modo, se ho capito male chiedo scusa».
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