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Grosseto

La Cgil va all’attacco: «La Provincia va salvata»

La Cgil va all’attacco: «La Provincia va salvata»

Il sindacato interviene a una settimana dall’alluvione: «Nelle emergenze appare chiaro quanto sia utile un sistema pubblico organizzato sul territorio»

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GROSSETO. L’emergenza alluvione ha dimostrato, fatti alla mano, quanto sia importante un coordinamento provinciale, sia a livello di Ente che di protezione civile. E proprio su questo la Cgil (insieme alla Funzione pubblica) punta il dito: serve un sistema pubblico efficiente. E il taglio delle Province è solo un falso risparmio

«550 chilometri quadrati allagati del nostro territorio non sono solo una tragedia – scrivono – , ma un monito a ripensare scelte ottuse come quelle di smantellare la Provincia e il sistema di Protezione civile. Cgil e Funzione pubblica sono oramai abituate a sostenere posizioni in prima battuta impopolari, ma che poi, purtroppo, si dimostrano preveggenti.Lo hanno dimostrato ancora una volta l'alluvione, dopo il naufragio della Concordia, l'emergenza neve, la siccità e l'incendio nella pineta di Marina. Solo un sistema pubblico efficiente e organizzato su base territoriale è in grado di proteggere e dare risposte ai cittadini. Perché le emergenze si contrastano nelle comunità dove si verificano, con uomini e mezzi adeguati».

Per questo la Cgil è preoccupata per l'ipotesi di smantellare la Provincia, frammentandone le competenze fra nuove enormi Province, Regione ed Enti locali, aggiungendo disorganizzazione alla confusione.

«Contestiamo le politiche dei governi Berlusconi e poi la spending review del governo Monti. Scelte politiche a senso unico ispirate da un'ideologia ostile al servizio pubblico, che si serve della strategia dei tagli lineari che nulla razionalizzano e molto smantellano. Ecco perché non abbiamo condiviso la scelta di privatizzare un intero settore della manutenzione della viabilità provinciale. Oggi tutti invocano l'intervento dello Stato e ci si straccia le vesti per presunti ritardi nel sistema di allarme e nella tempestività degl'interventi. Ma fino al giorno prima in molti si compiacevano dei tagli alla spesa pubblica a prescindere, dello smantellamento dei carrozzoni e della fine casta degli assessori provinciali. Con una retorica cieca e imperante, che mai ha fatto lo sforzo di distinguere ciò che andava salvato da ciò che andava cambiato. Non ci piace affatto dire “avevamo ragione”. C’è solo la preoccupazione che non s'impari dagli errori. Perché il rischio vero che tutti quanti corriamo, dipendenti pubblici e comunità provinciale, è che si finisca come recita l'adagio popolare col “bruciare i soldi per vendere la cenere”. A cosa serve vendere decine e decine di mezzi della Provincia, ridurre opere e manutenzioni sul territorio, razionare la benzina, sottoutilizzare il personale esperto nella gestione delle emergenze, se non a soddisfare i parametri del patto di stabilità e della spending review? E quanto, col senno di poi, lo paghiamo tutti con gli interessi?»

«Ragionare sugli effetti delle emergenze e sullo smantellamento di prevenzione e sistemi di pronto intervento è fin troppo facile. Ma in condizioni diverse gli stessi rischi li corriamo per molte altri ambiti d'intervento delle attuali Province: dalla scuola alle politiche per il lavoro e la formazione, dall'agricoltura al turismo, fino allo sviluppo.Per questo la Funzione pubblica e la Cgil chiedono a tutti di condividere una battaglia comune per eliminare davvero sprechi, burocrazia e sovrapposizioni amministrative, ma avendo la coerenza di pensare a come migliorare la pubblica amministrazione, non di smantellarla».

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