Vella apre il giallo dei dissuasori
L’ex assessore: «Ci sono davvero le barriere in fondo al mare?»
FOLLONICA. L’intervento della Capitaneria di porto di Piombino contro due pescherecci a strascico in zona interdetta sta facendo nascere dubbi sugli interventi di tutela dei fondali operati in passato nelle acque follonichesi. In particolare gli ambientalisti e gli appassionati del mare temono che i dissuasori annunciati ormai quasi dieci anni fa siano rimasti solo una promessa non mantenuta.
«La prima reazione – spiega Antonino Vella, già assessore al Mare nella giunta Bonifazi – è stata quella di constatare positivamente che la Capitaneria di Porto di Piombino riesce a effettuare un controllo costante sul territorio verificando le anomalie e le trasgressioni alle leggi che regolano la pesca professionale. Ma una riflessione più attenta fa nascere interrogativi cui serve dare delle risposte esaurienti dagli enti coinvolti. In chiusura della mia esperienza di assessore al mare al Comune di Follonica nel 2004 volli presentare il progetto esecutivo e già finanziato della posa in mare dei cosiddetti “dissuasori” contro la pesca a strascico: 28 unità di 3 blocchi di cemento armato posti a 75 metri l’uno dall’altro, uniti tra loro con cavi d’acciaio per un complessivo sviluppo di circa 150 metri ognuno in una fascia esterna a tre miglia dalla costa e proseguendo all’interno, a macchia di leopardo», posa effettuata a fine giugno 2006. Da allora però sono state rilevate, dai pescatori locali e dagli appassionati, numerose occasioni in cui i pescherecci hanno operato all’interno delle 3 miglia, tanto da far sorgere il dubbio che la posa delle unità dissuasive non sia avvenuta secondo il progetto presentato.
«Dato che anche i pescatori professionisti hanno rilevato sempre e solo le solite cinque unità – continua Vella – sorge spontanea la domanda: quante unità dissuasive e quanti blocchi in totale sono stati posizionati nel Golfo e che fine hanno fatto tutti blocchi avanzati per cui si era trovato il finanziamento? È possibile controllare, fotografare e monitorare tutti i blocchi calati nel Golfo per fugare le perplessità di coloro che dubitano sul loro effettivo posizionamento? Con i soci del Circolo Sub Lni Follonica ci mettiamo a disposizione per effettuare il controllo subacqueo e stendere una relazione esaustiva sulla reale esistenza delle unità dissuasive (basta fornire i punti Gps o essere accompagnati da tecnici Arpat o della Capitaneria); ci mettiamo a disposizione anche per progettare e localizzare, con i tecnici delle amministrazioni comunali e provinciali del Golfo e con Arpat, strutture che possano arricchire la già interessante offerta ambientale e ittica del nostro mare».
Michele Nannini
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