Il Tirreno

Grosseto

Canadesi a Manciano a caccia di antimonio nella vecchia miniera

di Donatella Borghesi
Canadesi a Manciano a caccia di antimonio nella vecchia miniera

La Adroit Resources vuole riaprire l’impianto chiuso da anni Il minerale viene utilizzato per i componenti elettronici

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MANCIANO. La vecchia miniera di antimonio i mancianesi sono abituati a vederla, lì lungo la strada che attraversa i boschi di Montauto.

Fa ormai parte del paesaggio, reperto di archeologia industriale, testimonianza di un passato minerario della Maremma che fu. Poco importa che il terreno non sia stato ancora bonificato, e che la struttura sia sottoposta a sequestro giudiziario.

Così la notizia che c’è un nuovo progetto di estrazione mineraria di antimonio è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Dopo anni di oblio, il minerale è diventato di nuovo prezioso, dato che viene utilizzato per le alte tecnologie informatiche, per i tablet.

Peccato che sia velenoso quasi quanto l’arsenico... Ma l’Italia è conveniente, visto che fa pagare molto poco le royalty, un 7% contro la media del 30%, e chi vuole rilanciare l’attività è la società canadese, la Adroit Resources, che ha iniziato le prime indagini sul territorio, in attesa che la Regione Toscana e la commisione di Via, la valutazione di impatto ambientale, le diano l’autorizzazione per iniziare i sondaggi.

Il progetto prevede ben 388 trivellazioni sui terreni di Faggio Scritto e Poggio Petriccio, in un’area che va da Poggio Foco a Scerpena. Praticamente sotto casa, dicono preoccupati i mancianesi.

Compresa la giunta comunale, che si è data la scadenza di domani, 22 ottobre per raccogliere tutte le informazioni utili per dare la sua valutazione.

«Il Comune non ha competenze sulle estrazioni minerarie – dice il sindaco Marco Galli –. ma siamo ben decisi a dire la nostra. Valuteremo tutti i punti critici, a cominciare dall’impatto ambientale e dalle conseguenze che l’estrazione potrebbe avere sul territorio. La nostra sarà una valutazione il più possibile oggettiva, non vogliamo creare allarmismi, anche perché i tempi dell’operazione saranno comunque molto lunghi».

Intanto le preoccupazioni le ha raccolte Andrea Marciani, che con la sua associazione Bene Comune Manciano ha promosso un incontro pubblico per questa mattina, alle 10, al Nuovo cinema Moderno.

Oltre al sindaco di Manciano avete invitato anche i primi cittadini di Capalbio e Orbetello. L’operazione interessa un’area così vasta?

«Sì, perché quello che noi abbiamo posto come il rischio più preoccupante, cioè l’effetto sulla rete idrica, coinvolge la falda acquifera di Capalbio e quindi tutta la piana di Orbetello. Il problema è l’alto grado di permeabilità del terreno considerato, un calcare molto poroso, quasi una spugna. Che effetto avrà l’estrazione a 20 metri di profondità di 200 tonnellate di materiale, su una superficie che va dai 27 ai 100 ettari? L’antimonio è spesso associato all’arsenico e al mercurio, oltre ad essere tossico di per sé. Noi temiamo un effetto disastroso sul serbatoio idrico sottostante, che fornisce 11 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno».

Nel vostro dossier parlate di danni complessivi all’ambiente, oltre che all’acqua.

«Roberto Barocci aveva scritto un libro già nel 2000, intitolato “Arsenico. Come avvelenare la Maremma fino alla catastrofe ambientale”. L’antimonio è molto volatile, inquina l’aria, senza contare le emissioni di oli e combustibili prodotte dal passaggio dei mezzi pesanti. Pensiamo a cosa potrebbe succedere agli allevatori della zona che producono carne bovina biologica. Poi c’è il “consumo” di territorio: l’Adroit prevede la costruzione di una ferrovia e di una teleferica per portare il minerale allo stabilimento del Tafone».

Ma allora non dovremmo aprire più miniere?

«Vanno fatte in zone inerti. I criteri sono cambiati: un tempo non si teneva conto dei costi occulti di un’impresa. Abbiamo davanti agli occhi la storia dell’Ilva di Taranto, vediamo quanto costano i siti inquinati. Per tornare a noi, il valore dell’acqua potabile – che dovrebbe essere bene comune - è infinitamente superiore a quello di una qualsiasi miniera».

Le rivolgo la frequente obiezione: è l’occasione di nuovi posti di lavoro.

«I posti di lavoro durano vent’anni, l’inquinamento è per sempre. Abbiamo degli obblighi verso le nuove generazioni. È giusto che si vada a fondo per capire cosa sta succedendo in questa terra meravigliosa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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