Il Tirreno

Grosseto

Bonifica, un solo consorzio ma la tassa resterà la stessa

di Gabriele Baldanzi
Bonifica, un solo consorzio ma la tassa resterà la stessa

Il progetto della Regione prevede di accorpare quelli omogenei, i tre maremmani saranno uniti Bramerini: «Giusto razionalizzare, ma il tributo non si può togliere, finanzia gli interventi»

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GROSSETO. In Toscana i consorzi di bonifica idraulica, entro la fine dell’anno, passeranno da 13 a 6, in coerenza con i principi contenuti nei criteri d’intesa Stato-Regioni. A Firenze l’assessore Annarita Bramerini ha avviato un riordino di settore, che toccherà tutti i bacini, con le novità maggiori proprio nel comprensorio grossetano Il 20 ottobre se ne discuterà in consiglio regionale. Poi si aprirà un confronto con i soggetti interessati e le Province. L’obiettivo, manco a dirlo, è risparmiare. La Maremma, da sempre, è terra di bonifiche; per la sua particolare natura orografica ha sviluppato una tradizione millenaria di cura del territorio, dei corsi d’acqua, legata principalmente al settore agricolo. Non è un caso che qui sono ben tre i consorzi operanti (Alta Maremma, Bonifica grossetana e Osa-Albegna) più altrettante Comunità montane. Che cosa cambierà nel futuro prossimo è difficile dettagliarlo. È molto probabile che si vada ad una “riunione” dei tre enti. L’ingegner Roberto Benvenuto, direttore del consorzio grossetano non si sbilancia: «In questa fase non c’è molto da aggiungere a quanto già è stato comunicato dalla Regione. Il commissario Fabio Bellacchi al momento non è operativo. Della riorganizzazione ne parleremo presto con la Provincia e la Regione. Sono state dettate della linee-guida. Vedremo».

«La razionalizzazione – sono parole dell’assessore all’ambiente Annarita Bramerini – sarà ispirata a criteri di omogeneità, non useremo il compasso. Fino ad oggi c’è stata troppa frammentazione negli enti gestori. Abbiamo 41 comprensori, 13 consorzi, 13 comunità montane e 8 enti interregionali. Si cambierà organizzazione in modo radicale, tenendo conto del reticolo idraulico e della popolazione di un’area. Deve essere chiaro da subito, però, che il tributo è ineliminabile e fondamentale. Lo Stato infatti finanzia solo nuove opere per i corsi d’acqua più importanti, mentre la legge prevede che per quelli meno importanti e per l’attività di manutenzione ci pensi il privato che appunto agisce tramite i consorzi». L’individuazione dei 6 comprensori (o forse di uno solo – la Bramerini non lo esclude) si fonderà su quanto stabilito nel 2008 dalla Conferenza Stato/Regioni che definisce i comprensori di bonifica “quali unità idrauliche omogenee, la cui estensione sia idonea a consentire una valida gestione del reticolo nell’ottica della economicità e funzionalità operativa”. Si andrà ad aggregare gli attuali Consorzi, restituendo loro tutte le funzioni di bonifica, anche quelle delegate a suo tempo alle Comunità montane (oggi parzialmente trasformate in Unioni dei Comuni). In Regione, infatti, c’è anche chi – per esempio l’Italia dei Valori e una parte del Pd – chiede un solo consorzio di bonifica per tutta la Toscana, così come una è l’Autorità per l’acqua e uno sarà l’Ato dei rifiuti. Tranchant, invece, il commento – sul portale ufficiale della Toscana - dell’ambientalista Andrea Marciani: «La razionalizzazione, in un’ottica di risparmio, dovrebbe riguardare soprattutto il tipo di interventi da realizzare, visto che quelli che si fanno attualmente sono spesso non solo inutili ma dannosi dal punto di vista ambientale e idrogeologico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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