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Lancia dal balcone i caschi rubati Condannata per ricettazione
Una testimone la vede cercare un motorino portato via dalla polizia perché provento di furto Avverte la pattuglia e gli agenti trovano poco dopo la donna a casa, a letto, ma agitata
GROSSETO. Era andata a piedi, con due caschi sotto il braccio, fino al punto in cui aveva posteggiato il motorino. Un motorino portato via poco prima dalla polizia, perché risultato rubato tre giorni avanti. «Eppure l'ho lasciato qui ieri sera» aveva detto meravigliata, parlando al telefono in mezzo alla strada. Tutta la conversazione era stata seguita da una donna che, avendo parlato poco prima con la polizia proprio a proposito della rimozione del motorino, aveva intuito cosa stava succedendo. Così aveva dato l'allarme.
Una ricostruzione dei fatti che è costata una condanna per ricettazione del motorino e dei due caschi (tre anni e 1.000 euro, più interdizione dai pubblici uffici per 5 anni) a Nada Marelli, 42 anni, abitante a Roselle, mentre il marito Samir Charabi, 46 anni, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Così ha deciso il giudice Muscogiuri a proposito di un episodio avvenuto il 15 luglio 2010 ma iniziato il 12 luglio con la denuncia fatta ai carabinieri da parte del proprietario dello Scarabeo Aprilia e dei due caschi, uno nero e uno rosso, contenuti in un bauletto. In quello Scarabeo si era imbattuta una pattuglia della polizia di stato in normale servizio: riscontrato dalla targa che si trattava di un motorino rubato. Così gli agenti lo avevano rimosso, sotto gli occhi di una testimone che aveva anche scambiato due parole con l'equipaggio. La stessa testimone, dieci minuti dopo, aveva visto che una donna con una maglietta rosa (e due caschi) si era avvicinata cercando il motorino. Quando quest'ultima si era allontanata dopo la telefonata, la testimone aveva avvertito la polizia dando una descrizione. L'equipaggio aveva iniziato le ricerche ed era stata indirizzata verso l'appartamento occupato dalla donna. Non era stata lei ad aprire ma il marito. «Mia moglie è a letto con la febbre», aveva spiegato. In effetti, la donna era a letto: indossava una maglietta bianca mentre una rosa era stata appoggiata sul letto. Ed era agitata, come se appena rientrata; e infine, nel giardino sottostante il balcone erano stati trovati e sequestrati i due caschi, poi riconosciuti dal proprietario («li aveva lanciati», conclude il giudice). Il riconoscimento effettuato dalla testimone, cui era stata fatta vedere la Marelli, aveva completato le indagini.
Questa la ricostruzione del giudice, che ha ritenuto inequivocabili gli elementi a carico di Marelli e non ha accolto le tesi difensive, nemmeno in relazione alla invocata particolare tenuità del bene ricettato, del resto utilizzabile anche per commettere reati. Non vi sono invece elementi per stabilire la compartecipazione o la consapevolezza del marito. E se aveva cercato di tenere lontano la polizia dalla moglie, forse era anche perché lui stesso è pregiudicato al pari di lei. (p.s.)
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