«La pineta era una bomba a orologeria»
L’intervento di Italia Nostra: «Doloso o meno, è un incendio figlio del degrado urbanistico»
GROSSETO. A incendio domato, anche se alcuni tronchi sono ancora fumanti, l’associazione Italia Nostra, tramite il presidente Michele Scola, torna sulla triste vicenda. «Si dice che l'incendio sia doloso, ed è tutta una grande caccia al piromane, ma siamo sicuri che questa sia la giusta ipotesi? Noi non possiamo che constatare che la pineta che è andata a fuoco era una bomba ad orologeria. La vegetazione del sottobosco è intimamente connessa con le chiome dei pini...Eppure non si è fatto nulla per diminuire il rischio, pensando piuttosto ad abbattere le colonnine sull'ormai obbrobrioso lungomare di Marina, oppure a tagliare i maestosi alberi stradali, lasciando pensare che quelli fossero il vero pericolo».
Del rischio delle pinete si era parlato anche ad un recentissimo incontro sul tema, avvenuto a luglio. «Ma in quella circostanza non si sono presi in ascolto i segnali che pervenivano dal mondo tecnico e scientifico. Non ha senso parlare di incendio doloso o colposo - aggiunge Scola - questo evento, come quello accaduto pochi giorni prima a Sterpeto, è conseguenza del degrado urbanistico in cui ci sta facendo sprofondare la nostra amministrazione. Sono episodi il cui innesco è avvenuto in aree degradate, abbandonate dall'attenzione dei cittadini e della pubblica amministrazione, aree frequentate da emarginati, dove sono evidenti i segni di bivacchi, picnic, braceri improvvisati, rifiuti, escrementi».
Incuria e degrado urbanistico: ecco il vero male della Maremma, per Italia Nostra. «I sintomi vanno dal tessuto agricolo a quello urbanizzato, fino a penetrare nel cuore stesso della città: la sua cinta muraria. Il Comune si ripara dietro un dito, dicendo che le pinete sono dei privati, e che non è possibile intervenire. Non conosce il potere di straordinaria ordinanza antidegrado previsto dal testo unico sugli enti locali? Lo conosce, e bene: solo che lo usa in atti al limite della legittimità, come per istituire parcheggi nella pineta, incrementando, invece che diminuendo, la fragilità di questi boschi agli incendi».
Ma ora che parte delle pineta è andata a fuoco, sorge la domanda su che cosa vogliamo farne. «La facciamo rinnovare? La guidiamo verso un'evoluzione naturale a foresta planiziaria? Parliamone, purché evitiamo le patetiche e strumentali notizie di donazione di piantine di pino. È bene che la parola passi ai tecnici, e che i politici si ritirino in qualche convento a riflettere sulle proprie responsabilità».
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