Il presidio
«Aveva una piramide di legnetti» Ciclisti eroi premiati dal sindaco
I tre che hanno fermato il piromane di Cala Violina a settembre riceveranno una targa Il quarantaduenne che hanno consegnato ai carabinieri aveva preparato tutto per appiccare il fuoco
SCARLINO. La qualifica di eroi non interessa loro. «Fa piacere, certo. Ma l’importante è aver salvato un posto meraviglioso come Cala Violina». Lo dice prima Duccio Franzinu e poi Andrea Vanni. Sono stati loro, insieme al terzo ciclista, Gianni Tanzini, a bloccare il piromane fiorentino che domenica pomeriggio ha tentato di dare alle fiamme il gioiello della costa scarlinese. «Abbiamo visto subito che si trattava di un personaggio strano» spiega Duccio. «Un minuto più tardi e l’incendio sarebbe arrivato agli alberi, con conseguenze disastrose, visto che la spiaggia era gremita e che nei sentieri c’era gente a passeggio» continua Andrea. Non solo: «un minuto più tardi e il piromane sarebbe fuggito». Ma per fortuna i tre ciclisti sono arrivati al punto giusto nel momento giusto. Ovvero, vicino alla sbarra del sentiero di Cala Violina, tra le 16.30 e le 17. Il punto in cui Luca Alpini, il 42enne fiorentino, aveva formato una piccola piramide di legnetti, trovati per terra, sopra ad alcune sterpaglie. «I legnetti servivano ad alimentare il fuoco più velocemente», suppone Duccio. L’intervento dei tre senesi invece ha salvato Cala Violina. E ora il sindaco Maurizio Bizzarri vuole rendere omaggio agli «eroi», come li ha definiti. «Siamo rimasti che i primi di settembre faremo un incontro ufficiale in sala consiliare – scrive su Facebook - in quell'occasione consegnerò una targa ricordo per quello che hanno fatto e poi andremo a pranzo insieme». Un pranzo, esattamente come quello da cui tutto è iniziato domenica. «Noi veniamo spesso a Cala Violina, in moto, in bicicletta o a piedi. Domenica siamo arrivati a Punta Ala, dove abbiamo mangiato. – racconta Duccio –Al ritorno, gli altri volevano esplorare altri sentieri, ma era troppo caldo così ho proposto di tornare al Puntone». Proposta accolta dalla comitiva, che in sella alle mountain bike ha fatto il tragitto al contrario. Tutto normale, fino all’ultima curva, quella che in discesa porta alla sbarra. «Siamo arrivati e abbiamo visto il fuoco. Era stato appiccato da poco, ma aveva preso piuttosto bene. – spiega Duccio – E poco distante, una trentina di metri, c’era un uomo che si copriva il volto con le mani, forse per non farsi riconoscere». Dietro quelle mani c’era Alpini, quello che domenica non è voluto andare al circo con la madre (come ha raccontato davanti al giudice), quello che ha fatto «una cavolata», quello che «giuro su mia nonna che non sono stato io». Duccio ha spento le fiamme, mentre Andrea e Gianni hanno bloccato il fiorentino. «Diceva che non era stato lui: lo giurava sulla nonna morta, anche se dopo qualche minuto nei suoi discorsi era di nuovo viva» racconta Andrea. «Sembrava molto confuso: ha detto che lavorava all’enoteca Pinchiorri di Firenze e che suonava la pianola». Parole arruffate, discorsi sconclusionati. «Gli abbiamo fatto aprire lo zaino e ha tirato fuori un accendino a gas, di quelli che non si spengono neanche controvento» continua Andrea. Non c’era nessun’altro in giro in quel momento. E il capannello di legni era stato acceso solo da qualche istante. Pochi i dubbi a quel punto. «Abbiamo cercato di trattenerlo, di guadagnare qualche minuto fino all’arrivo dei carabinieri. – spiega Duccio – Poi abbiamo saputo che in caserma ha confessato». Tutto si è concluso così. Ma poteva andare molto peggio. «Il fuoco stava per raggiungere gli alberi: un minuto più tardi e forse non saremmo riusciti a spegnerlo» continua il senese. Non solo: «il piromane sarebbe riuscito a fuggire, visto che quando lo abbiamo visto si stava già allontanando». Senza contare infine che «domenica la spiaggia era gremita e nei sentieri c’era diversa gente. Poteva mettersi male davvero». Il loro intervento però ha scongiurato l'ennesimo inferno in Maremma. Loro forse non vogliono sentirselo dire, ma da queste parti in molti li ritengono davvero degli «eroi».
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