Il presidio
Irene che ha fatto invidia a Valentino Rossi
Domani presentazione di “High-Side”, storia di una donna che ha sconfitto la morte grazie alle moto
GROSSETO. «Col cavolo che siamo simili. Con la metà del tuo carattere potrei vincere sette o otto mondiali in 500 e tre o quattro in Formula Uno». Valentino Rossi è un campione che si sgretola, quasi, davanti alla storia di una donna che ha vinto la battaglia più grande. Che non è rimasta a terra, dopo la scivolata nella vita che si chiama tumore e che l’ha costretta, dalla sua diagnosi a sei anni a subire un doppio trapianto di reni e cuore. L’ ”High - side”, nel motociclismo, è la caduta più brutta che ci sia. Nella vita di Irene Paumgardhen, trentacinquenne di Fauglia, “High-Side” è un libro, edito da Felici, che non racconta la storia di una caduta, ma quella di una vittoria schiacciante. Valentino Rossi, il campione incontrastato del motociclismo, quando ha letto le pagine che raccontano la vita di Irene probabilmente si è fatto qualche domanda. Le risposte erano sotto il suo naso: lui campione in pista, Irene campionessa nella vita. Lei, grazie a una moto di quelle a batteria, a sei anni ha messo nello stanzino la sedia a rotelle sulla quale era costretta. «Una moto ha preso il posto delle mie gambe - racconta - e da quel giorno mi ha allontanata dal pietismo delle persone che incontravo». La storia di Irene è la storia della vittoria più grande, che verrà raccontata domani alle 18.30 da lei stessa alla Fattoria La Principina, durante l’aperitivo. Irene è in Maremma in vacanza. «Alla Principina si sta bene - dice - e a questa terra sono legata da quando sono piccola. I miei genitori mi portavano qua in ferie, e ho deciso di presentare il mio libro anche qui». Per due motivi: per far conoscere la sua storia, il riscatto da quella malattia che rischiava di rendere Irene diversa dagli altri e anche per i suoi genitori.Babbo Piero è camionista, mamma Donella casalinga. «Hanno venduto tutto per curarmi - dice - e babbo mi ha trasmesso questa passione per la moto che mi ha fatta vivere». Irene, una moto vera, dopo la Vespa a batterie regalata a tre anni, e dopo la Transalp elettrica ora la cavalca.
Il suo sogno lei, lo ha realizzato e lo ha messo nero su bianco, in quelle pagine di un libro che è quanto di più lontano dal racconto di una malattia. Si sorride a ogni pagina, si ride alle battute, ai ricordi di una vita che sarebbe stata soltanto dolore se non fosse stata vissuta con l’intensità di una centaura appassionata.
Un inno alla vita e alle moto, cresciuto giorno dopo giorno. Ora, Irene, di Valentino Rossi è diventata amica. «Ma quando non era un campione - dice - me lo ricordo a casa del mio amico Uccio, dove restavo sempre a dormire. Allora ci sfidavamo alla playstation ed eravamo imbattibili».
Francesca Gori
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