Il Tirreno

Grosseto

Ai domiciliari il piromane di Sterpeto

di Francesca Gori
Ai domiciliari il piromane di Sterpeto

L’uomo, quando è stato fermato, ha negato di essere stato lui ad appiccare le fiamme al terreno davanti al camposanto

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GROSSETO. «Nun’aggio appicciato, nun’aggio appicciato...». Prima di chiudersi in un mutismo impenetrabile, Carmine Mogavero ha pronunciato soltanto qualche parola in dialetto campano stretto. Il settantasettenne trovato due mattine fa con l’accendino in mano, nascosto nel fosso davanti al cimitero di Sterpeto, mentre intorno si scatenava di nuovo l’inferno di fiamme, non ha detto una parola nemmeno al giudice.

Sergio Compagnucci ha convalidato l’arresto e ha disposto per l’anziano i domiciliari. L’uomo, che vive con i figli in una casa non troppo distante da Sterpeto, ha deciso di restare in silenzio. Stessa cosa ha fatto lunedì mattina, quando è stato trovato in quel fosso con l’accendino e i fazzoletti in mano da un ispettore delle volanti fuori servizio.

Tutto è cominciato alle 9 del mattino: al comando dei vigili del fuoco è stato segnalato un altro incendio, proprio dove sabato si è scatenato l’inferno di fuoco e fiamme che ha quasi distrutto del tutto un’azienda florovivaistica, la Decoflor, un’autopompa dei vigili ed ettari ed ettari di terreno.

Carmine è nascosto tra le sterpaglie, quando un trentacinquenne che passava da via di Sterpeto, la strada dei cipressi che porta al cimitero, lo ha visto rannicchiato tra le sterpaglie.

Si è accorto che l’uomo aveva in mano qualcosa, lo ha visto riporre un accendino colorato nella tasca destra dei pantaloni e pochi istanti dopo ha sentito uno sfrigolio. Si è voltato e dietro le spalle dell’anziano c’era un muro di fiamme.

È stato lui a dare subito l’allarme. Ma mentre chiamava i vigili del fuoco e la polizia, ha avuto l’accortezza di chiudere la strada a Mogavero, rimasto così bloccato dal furgone del trentacinquenne. A pochi passi c’era l’ispettore capo delle volanti Claudio Falciani, che con un balzo è arrivato davanti all’anziano e lo ha bloccato.

Mogavero voleva scappare, ha cercato di opporre resistenza a quell’arresto. Ma in pochi istanti è arrivata la volante e l’uomo, che continuava a dimenarsi e a gridare, è stato portato via.

È bastato veder arrivare i vigili del fuoco e la polizia per capire che qualcosa era successo. Davanti al cimitero si è radunato un gruppetto di persone. E qualcuno ha anche detto che prima che il trentacinquenne fermasse l’uomo, anche una donna aveva visto Mogavero appiccare le fiamme. La signora è stata rintracciata e ha confermato tutto.

Il rogo di lunedì mattina ha distrutto un ettaro di terreno e quattro o cinque cipressi, di quelli che hanno accompagnato la vita di tantissimi grossetani.

Probabilmente anche quella dell’uomo che ha estratto dalla tasca dei pantaloni un accendino e ha utilizzato, secondo gli investigatori, dei banali fazzoletti di carta per aiutarsi ad appiccare le fiamme.

Difeso dall’avvocato Paolo Malasoma, dopo la notte passata in carcere, Mogavero non ha parlato.

Vedovo da cinque anni, pensionato, l’anziano è stato una notte al carcere di via Saffi e ora è ai domiciliari.

Gli uomini delle volanti, coordinati dal sostituto commissario Luigi Betti, hanno perquisito anche la sua casa senza trovare però alcun segno che parlasse di quell’uomo come di un piromane. Forse, le fiamme di lunedì mattina le ha accese solo per emulazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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