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Grosseto

I tifosi del Grifone non ci stanno: «Tutti allo stadio domani sera»

GROSSETO. La parola d'ordine tra i tifosi biancorossi è: «Riempire lo stadio domani sera in Coppa con il Carpi». C’è voglia di reagire, anche se la pubblicazione della sentenza di primo grado, per...

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GROSSETO. La parola d'ordine tra i tifosi biancorossi è: «Riempire lo stadio domani sera in Coppa con il Carpi». C’è voglia di reagire, anche se la pubblicazione della sentenza di primo grado, per quanto attesa, ha fatto male a una piazza che comunque mai come in questo momento, è compatta attorno alla sua squadra e al suo presidente. Nessun dubbio. Del resto, basta leggere il dispositivo pubblicato ieri, per capire che non esiste uno straccio di prova a carico del Grifone, retrocesso soltanto perché: «Camilli non poteva non sapere».

«Sono amareggiato e dispiaciuto - dice Sandro Seravalle, storico tifoso biancorosso e presidente del club Porta Vecchia - non avrei mai creduto che sarebbe finita così. Spero che Camilli faccia di tutto per cambiare l'esito finale della sentenza, anche se ho qualche dubbio sul fatto che possa riuscirvi. La penso come il presidente, sul fatto che questo sia un bel pacchetto preconfezionato contro di noi. Camilli nel mondo del calcio, è come un elefante in un negozio di cristalli. Insomma, è uno scomodo e mai come adesso, qualcuno vede l'occasione per levarselo di torno». E se dovesse veramente finire male? «Io ci sarò sempre, così come gli altri del club e tutti quelli che conosco che amano il Grosseto. Saremo sempre al fianco del Grifone e di Piero Camilli. Anzi, spero proprio di vederlo allo stadio domani sera, più combattivo che mai».

Poi è la volta di Alessandra Peppetti de “Le Ragazze del Grifone”, il club femminile, sempre al seguito dei biancorossi. «Ci si aspettava il peggio, ma poi vederlo scritto fa ancora più male - dice Alessandra - fa male, soprattutto leggendo le motivazioni. Pensare di perdere il sogno della serie B, dopo aver fatto tanti sacrifici per arrivarci, in questo modo, proprio non riesco a darmi pace. Non mi vergogno di dire che ho pianto come una bambina, appena ho saputo dell'ufficialità. Se almeno ci fossero delle prove, almeno uno se ne farebbe una ragione. Ma così, proprio no. Mi sembra di vivere un incubo. Mi viene di pensare che ce l'abbiano proprio con il Grosseto».

Fiducia almeno nel secondo grado? «Poca a dire il vero, perché non ne ho alcuna nella giustizia sportiva di questo paese che opera in una maniera illogica. Una vergogna e come sempre, a pagare sono i tifosi».

Intanto, la squadra ieri si è allenata, in un clima quasi irreale.

Paolo Franzò

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