Il Tirreno

Grosseto

Cinque anni di attesa e al foro boario i lavori non partono

di Maurizio Bernardini
Cinque anni di attesa e al foro boario i lavori non partono

La rabbia di Marco Berti, che pagò i lotti 12 milioni di euro «Lavoro e fiato all’economia, ma non ci danno i permessi»

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GROSSETO. «Soddisfatto, perché le aree sono state vendute a imprenditori locali»: così il sindaco Emilio Bonifazi aveva salutato la vittoria d’asta dei lotti 2 e 3 dell’ex foro boario, aggiudicati da La cittadella immobiliare di Marco Berti e dal Cograe, (Consorzio grossetano artigiano edili).

Era l’ottobre del 2007 e oltre dodici milioni di euro si trasformarono in ossigeno puro, subito incamerato dalle casse comunali, perennemente in apnea.

Al posto del malconcio campo da calcio di viale Monte Rosa, su cui un tempo si era fatta valere la gloriosa società della Nuova Grosseto, sarebbero nati quasi duecento appartamenti. Sarebbero, ma non è stato così.

Oggi infatti, a distanza di cinque anni, parte proprio dalle parole che spese a suo tempo Bonifazi lo sfogo di Marco Berti. Sì, perché nonostante di tempo ne sia trascorso molto, il disegno è ancora incredibilmente fermo: mancano i permessi a costruire. «C’era chi auspicava l’impegno di imprese maremmane. E così è stato. Ma non posso certo dire che tutto è andato come doveva. Il Comune si era impegnato a dar vita a opere di urbanizzazione che avrebbero curato la zona. Peccato che sia mancato il capitolo di spesa per il progettista. Un fatto non di poco conto che ha rallentato pesantemente l’inizio dei lavori, mai partiti». Ma non è finita qui. Berti ricorda d’aver chiesto ripetutamente un incontro con il primo cittadino, interpellato in qualità di assessore all’urbanistica – Bonifazi ha tenuto per sé le deleghe – ricevendo in cambio «Solo continui rinvii. Eppure – prosegue il costruttore – oltre a essere cittadini siamo clienti del Comune. Invece il tempo passa e non possiamo aprire alcun cantiere. In compenso, una variante urbanistica ha trasformato le cubature limitrofe ai lotti da noi acquistati, rendendole residenziali. Così facendo i prezzi sono calati di molto e chi compra oggi paga un terzo di quanto abbiamo sborsato noi. Parliamoci chiaro, non è certo questo il punto. D’altra parte è anche vero che il mercato è cambiato. Ma aver dato di più ed essere stati costretti a stare fermi fa rabbia. Purtroppo c’è una totale disattenzione alle problematiche delle imprese. Noi abbiamo la fortuna di lavorare con l’ufficio urbanistica e quello dedicato all’edilizia privata, strutture fatte di gente capace e che ha voglia di fare. Ma è evidente che manca qualcosa a livello amministrativo. Insomma, si fanno svendite di terreni e allo stesso tempo si tiene in scacco un’opera facilmente realizzabile, un qualcosa che darebbe lavoro a una settantina di operai. Senza calcolare le ricadute positive per l’intero indotto». Ma come mai, in un territorio che ha bisogno come il pane di far ripartire un settore storicamente trainante come l’edilizia, si viaggia a ritmo così ridotto? «Non vorrei che le procedure, a suo tempo, siano state fatte di corsa e con una buona dose di pressapochismo. Tra l’altro ci sono stati anche degli errori catastali che ci obbligheranno a portare avanti atti integrativi». Al netto di tutto, però, Berti si dimostra fiducioso: «Attendiamo questi benedetti permessi a costruire. Siamo pronti a partire immediatamente”. Burocrazia permettendo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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