Il Tirreno

Grosseto

Ex Mabro: stipendi a rate Guerra sindacati-azienda

di Francesca Gori
Ex Mabro: stipendi a rate Guerra sindacati-azienda

La manager va in assemblea con un manichino vestito dalla vestaglia azzurra Santini: «Le rappresentanti non sono né squadriste e nemmeno senza cervello»

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GROSSETO. All’assemblea di fabbrica convocata dall’azienda, tre giorni fa alla Mabro, la nuova manager che si occupa del personale e delle relazioni sindacali è arrivata con un manichino. Addosso aveva la vestaglia azzurra, simbolo delle lavoratrici e dei lavoratori della grande azienda di abbigliamento di via Senese, in testa una parrucca. «Chi non ragiona con la propria testa, ma con quella dei sindacalisti - avrebbe detto - è come questo manichino».

Facile immaginare la reazione delle donne della Mabro. Ma anche quella dei sindacati. Prima una lettera aperta scritta dalle rsu all’imprenditore Andrea Barontini, poi la difesa della Cisl e della Uil. Oggi anche la presa di posizione della Cgil: amarezza, quella di Furio Santini, segretario della Filctem. «L’azienda poteva evitare la provocazione messa in atto nel corso della riunione aziendale - dice - che non porta ad abbassare i toni o risolvere problemi molto più importanti quali il lavoro e la sicurezza degli stipendi».

I mugugni delle donne della Mabro, che per salvaguardare il loro posto di lavoro hanno occupato la fabbrica e fatto le barricate davanti ai cancelli, non riguardano certo i rapporti con la dirigenza. «È lo stipendio che non c’è - dice Nadia Perino, rsu Cgil - che viene pagato a rate. Questo mese per riscuotere poco più di 300 euro l’azienda ci ha pagate in tre volte». Il nodo dell’ennesimo mal di pancia alla Mabro è questo: chi è in cassa integrazione percepisce lo stipendio, chi invece lavora di certezze ne ha poche. E la proposta di Abbigliamento Grosseto che ha chiesto ai dipendenti di lavorare, a partire dal primo settembre otto ore al giorno anziché sei, è stata respinta dalle rsu per questo. «L’orario deve essere pianificato - dicono - e soprattutto, se lavoriamo otto ore dobbiamo anche riscuotere». Le commesse che sarebbero rientrare, però, non durerebbero a lungo. «Si parla di 1.500 capi - dice Perino - che riusciamo a confezionare in dieci giorni. Noi non ci siamo mai tirate indietro quando c’è stato da lavorare, ma non possiamo permettere né di restare senza stipendio e nemmeno di essere umiliate in questo modo. Quello che è successo con la riunione fissata dalla manager, fuori dall’orario di lavoro e quindi non retribuita, è servito solo a scatenare una brutta guerra tra dipendenti, a mettere uno contro l’altro». Ma c’è di più. Le parole della manager che rimbombano nella testa delle rappresentanti dei lavoratori riguardano anche un altro aspetto dell’organizzazione della Mabro. «La signora ha affermato che alla prima occasione di riduzione del personale - scrivono nella lettera a Barontini - ci sarà un’attenta selezione tra chi ha voglio di lavorare e chi no. Come dire, se non sarete i miei “manichini”rischiate di pagarla con il licenziamento».

Parole che hanno scatenato l’ira di Furio Santini, segretario della Filctem Cgil. «Chi ha fatto questo non conosce molto poco quello che le donne della ex Mabro hanno passato e quello che hanno costruito negli ultimi decenni - dice Santini - e arrogarsi il diritto di patentare come manichini chi non ha voluto partecipare a quel tipo di assemblea (senza che la rsu fosse stata avvisata) risulta offensivo e sicuramente poco elegante». L’assemblea indetta dalla nuova manager, alla quale hanno partecipato una trentina di dipendenti, è stata fatta fuori dall’orario di lavoro e quindi non retribuita. «Ma c’è dell’altro - aggiunge il sindacalista - vedo la volontà di relegare una parte dell’rsu democraticamente eletta dai lavoratori ad una rappresentanza aziendale predisposta a dire sempre sì. Non siamo di fronte a delle donne che non hanno capacità di intendere e di volere, né davanti ad una formazione squadrista che obbliga altre o altri a sottostare alle loro decisioni». La paura della segreteria della Filctem è che se le cose non dovessero andare bene, «si tenterebbe forse di scaricare la responsabilità ad una parte di rsu o alle maestranze? Anche in queste ore mi giungono notizie di lavoratrici che vengono interrogate per i loro comportamenti verbali».

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