Pugile senza assicurazione, Conti Cavini sospesa 2 mesi
GROSSETO. Una brutta tegola per Rosanna Conti Cavini, presidente dell'omonima società grossetana di boxe, è arrivata ieri dalla giustizia sportiva della Federpugilato. Il giudice Alberto Raguzzino ha...
GROSSETO. Una brutta tegola per Rosanna Conti Cavini, presidente dell'omonima società grossetana di boxe, è arrivata ieri dalla giustizia sportiva della Federpugilato. Il giudice Alberto Raguzzino ha sospeso in via cautelare la società – e la stessa “signora bionda” del pugilato, in qualità di presidente – per due mesi, perché ritenuta responsabile di irregolarità relative alla copertura assicurativa per l'anno in corso nei confronti di un pugile della scuderia, Antonio Santoro. Come si evince nella sentenza pubblicata sul sito della Federazione, «il giudice sportivo nazionale ha disposto a norma dell'art. 42 del regolamento di giustizia della Fpi la sospensione cautelare con decorrenza immediata dal 11 luglio fino al 9 settembre 2012».
La motivazione che ha costretto l'organo di giustizia a prendere il provvedimento cautelare, specifica la responsabilità di Rosanna Conti Cavini nel «non aver ottemperato al dovere ed al fine di ottenere l'autorizzazione alla disputa degli incontri ha prodotto copie falsificate di contratti assicurativi. Il pugile Antonio Santoro ha combattuto per ben due volte in riunioni organizzate dalla società privo di copertura assicurativa, con grave rischio di subire un danno notevole nell'ipotesi di un infortunio».
Si profila quindi un'estate amara per Rosanna Conti Cavini, le cui grandi capacità manageriali le hanno consentito, in trent'anni di attività, di scalare i vertici organizzativi nazionali ed internazionali del pugilato. La presidente impugnerà la decisione con tutti i mezzi a disposizione, anche se non sarà facile perchè, come viene e puntualizzato «la norma violata è individuabile negli artt. 3 e 4 del regolamento di giustizia sportiva che impongono lealtà, correttezza e rispetto delle regole, oltre che del vivere civile. Il comportamento della società e della presidente non è stato solo scorretto ma evidenzia aspetti di massima pericolosità, la cui reiterazione non si può escludere, con conseguenze dannose per pugili e la disciplina».
Stefano Fabbroni
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